ITALEASE: UN PO’ MENO APPLAUSI, PER FAVORE

19 Ottobre 2007, di Redazione Wall Street Italia

*Beppe Scienza e’ professore all’Università degli Studi di Torino,
Dipartimento di Matematica. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Una giusta stagionatura fa bene a molti formaggi e a parecchi vini. Ma anche certi giornali conviene non affrettarsi a leggerli appena usciti. O almeno è ciò che faccio di regola col Sole 24 Ore e il Mondo, che un amico mi mette da parte. Visto il livello dei loro articoli, meglio limitarsi a sfogliarli con calma dopo alcuni mesi, per spulciarne gli svarioni più significativi, che riporto poi nei miei libri o nella mia pagina web all’Università di Torino: www.beppescienza.it.

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Ma non vi si trovano solo strafalcioni a bizzeffe, intercalati a frasi adatte a prospetti pubblicitari più che ad articoli d’informazione. Saltano agli occhi anche apprezzamenti entusiastici su questa o quella società, che i fatti provvedono a smentire. È il caso della Banca Italease, precipitata in breve dalle stelle alle stalle, ovvero sull’orlo del fallimento. Cosa scrivevano invece non tanto tempo fa le due suddette testate e in particolare Enrico Cisnetto?

Partiamo dalla “Lettera all’investitore” a pag. 21 del Sole 24 Ore del 5-11-2006. Porta la firma di Alberto Nosari, ma l’ufficio stampa della banca non l’avrebbe redatta diversamente.
Leggiamo infatti che “Banca Italease rappresenta una di quelle storie di successo cui ha dato un contributo essenziale un management che ha saputo rivitalizzare una realtà assopita grazie a un business model rivelatosi di grande successo”. Leggiamo del “capitolo degli agenti, che potrebbe riservare sorprese positive…” e degli “ambiziosi target sul factoring ove Italease è oggi il terzo operatore nazionale, ma vuole diventare leader entro i prossimi tre anni” e così via, osannando e applaudendo.

Da notare, en passant, che Massimo Faenza viene presentato come “ceo”. Capisco che scimmiottare gli americani faccia guadagnare punti in Confindustria, ma fino a prova contraria lo statuto della società prevedeva un amministratore delegato e non un chief executive officer (ceo).
Passiamo ora alla puntata, dedicata appunto a Italease, della rubrica “settimana calda” di Enrico Cisnetto sul Mondo. Al riguardo vorrei premettere un particolare. Ebbi infatti modo di conoscerlo personalmente quale nuovo direttore di Gente Money, incontratolo per un’eventuale ripresa della mia collaborazione al mensile della Rusconi, per cui avevo scritto 78 articoli nonché un librino: “Tutto quello che non è stato detto sui fondi comuni” (aprile 1986). Parlai a lungo con lui, precisamente il 17-5-1991, durante tutto un viaggio in auto da Milano a Torino, dove si recava per conferire con l’ufficio stampa del San Paolo, e capii subito che egli intendeva il giornalismo in una maniera molto diversa dalla mia. Anzi, in maniera del tutto antitetica.

Ebbene, eccolo che sul Mondo datato 17-11-2006, riguardo alla performance di Massimo Faenza e della sua banca Italease, ammette che “tutti si chiedono che cosa ci sia dietro gli ottimi risultati dell’istituto di credito specializzato nel leasing” (pag. 22). Serpeggiavano infatti già alcuni dubbi sulla società e sul suo amministratore delegato, che appariva in basso nella rubrica in una foto agiografica con lo sfondo di un giardino principesco dalle aiuole perfettamente curate.

Ma Enrico Cisnetto non esita a spazzare via ogni perplessità. Titola infatti la sua rubrica “Il caso Italease non nasconde segreti” e la conclude scrivendo: “Ma perché ci si ostina sempre a fare della dietrologia, davanti a quello che è un palese caso di ottima gestione?”. Forse per gli stessi motivi per cui l’azione di Italease è scesa dai 40,75 euro di allora ai circa 14 di adesso (-66%).

Sul settimanale economico della Rizzoli-Corriere della Sera (RCS) meriterebbe scrivere un libro. Esso ospita per esempio una rubrica sull’economia americana, tradotta dal New York Times e firmata Jack e Susy Welch. Su di essa non esprimo giudizi generali, non essendomi mai curato di leggerla. Ma sul numero datato 13-4-2007 del Mondo salta agli occhi un titolo: “Niente paura, i mutui non scoppiano” (pag. 93). Peccato che dopo pochi mesi, paure o non paure a parte, la crisi mutui americani cosiddetti subprime sia esplosa fragorosamente. Poteva pure trattarsi solo di un titolo infelice, che comunque non è un peccato veniale, anche se in genere imputabile alla redazione e non all’autore.

Torniamo però alla nostra banca-modello e al foglio della Confindustria. Con l’azione Italease a 49 euro, il 3-3-2007 Fabio Pavesi scrive a pag. 7 del supplemento del sabato Plus24, curato da Marco Liera: “Ora molto, se non tutto, nei destini di Italease dipenderà dalla congiuntura esterna. […] Ma per il resto Italease ha tutte le carte in regola per ben figurare sul listino”. Una bella figura che s’è concretizzata in un –71% da allora ad adesso, ma per motivi interni alla società e non per la congiuntura esterna. Anche il calo dell’azione seguito all’arresto di Danilo Coppola viene liquidato come “una reazione del tutto emotiva”. Buon per Fabio Pavesi, se ha il sangue freddo. Però poi non lamentiamoci che gli italiani comprano pochi giornali.

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