Istat, indebitamento netto/Pil al 5,3% nel 2009

1 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 5,3 per cento, superiore a quello registrato nell’anno precedente, pari al 2,7 per cento (Tavole 18 e 19). In valore assoluto l’indebitamento netto è aumentato di circa 38.200 milioni di euro, attestandosi sul livello di 80.800 milioni di euro. Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è risultato negativo e pari allo 0,6 per cento del Pil, inferiore di oltre 3 punti rispetto al livello positivo raggiunto nel 2008 (2,5 per cento). Il saldo delle partite correnti (risparmio o disavanzo delle Amministrazioni pubbliche) è risultato negativo e pari a -31.129 milioni di euro, in diminuzione rispetto al risparmio di 12.087 milioni conseguito nel 2008. Il disavanzo del 2009 è stato determinato da una flessione delle entrate correnti di oltre 26 miliardi di euro (meno 3,6 per cento) e da una dinamica positiva delle spese correnti (più 2,3 per cento). Le entrate totali, pari al 47,2 per cento del Pil, sono diminuite dell’1,9 per cento rispetto all’anno precedente (erano cresciute dell’1,1 per cento nel 2008). La più contenuta riduzione delle entrate complessive rispetto alle entrate correnti è da ascrivere all’aumento di introiti di carattere straordinario registrati in conto capitale. In particolare, fra le imposte in conto capitale sono classificati i prelievi operati in base al c.d. scudo fiscale per la regolarizzazione o rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero da soggetti residenti, per un importo di circa 5 miliardi di euro. Nella stessa categoria economica, inoltre, sono inclusi i versamenti una tantum dell’imposta sostitutiva di tributi che hanno interessato alcuni settori dell’economia, in particolare quello bancario. La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 43,2 per cento, superiore di tre decimi di punto rispetto al valore del 2008 (42,9 per cento). Tale risultato è l’effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (meno 2,3 per cento) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte in conto capitale (cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di euro). Le imposte dirette sono diminuite del 7,1 per cento, quelle indirette del 4,2 e i contributi sociali effettivi dello 0,5 per cento. L’andamento di questi ultimi riflette la tenuta delle retribuzioni lorde, dovuta alla lieve crescita dell’importo medio pro-capite, che ha parzialmente compensato la flessione dell’occupazione. Le uscite totali sono risultate pari al 52,5 per cento del Pil (49,4 per cento nel 2008), con una variazione del più 3,1 per cento rispetto all’anno precedente. Le uscite di parte corrente, pari al 48,2 per cento del Pil, sono cresciute complessivamente del 2,3 per cento. In particolare, i redditi da lavoro dipendente sono aumentati dell’1,0 per cento, dopo la dinamica più sostenuta osservata nel 2008 (più 3,6 per cento) sulla quale avevano influito i rinnovi contrattuali siglati nei comparti della Sanità e degli Enti locali. Le spese per consumi intermedi hanno registrato un aumento del 7,5 per cento, superiore al 6,4 per cento del 2008, risentendo di un forte aumento dei servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati, a sua volta dovuto all’allargamento degli spread fra tasso di riferimento e tassi di interesse praticati sui prestiti concessi dal sistema creditizio alle Amministrazioni pubbliche. Le prestazioni sociali in natura (che includono prevalentemente spese per assistenza sanitaria in convenzione) sono cresciute del 4,0 per cento, rispetto al 2,2 per cento dell’anno precedente. Di conseguenza, la spesa per consumi finali delle Amministrazioni pubbliche ha fatto registrare nel 2009 un incremento del 3,3 per cento, a fronte della crescita del 4,3 per cento segnata nel 2008. Le prestazioni sociali in denaro sono aumentate del 5,1 per cento, evidenziando una crescita leggermente superiore a quella del 2008 (più 4,9 per cento), risentendo dei maggiori esborsi per la Cassa integrazione guadagni, per gli assegni di disoccupazione, nonché per interventi specifici a favore delle fasce più deboli della popolazione, come il bonus straordinario riconosciuto alle famiglie a basso reddito in applicazione dell’art. 1, D.L. 29 novembre 2008, n. 185. Nel 2009 gli interessi passivi hanno fatto registrare una flessione di quasi 10 miliardi di euro, pari al 12,2 per cento rispetto all’anno precedente. Nell’ambito della spesa in conto capitale, la cui incidenza sul totale della spesa è passata dal 7,5 per cento all’8,2 per cento, la spesa per investimenti fissi lordi è aumentata del 7,0 per cento. E’ tuttavia da ricordare che su tale aggregato ha influito l’operazione di riacquisto da parte degli enti di previdenza di immobili oggetto, in precedenza, di operazioni di cessione mediante cartolarizzazione. Dinamiche sostenute hanno mostrato anche i contributi agli investimenti (più 10,3 per cento) e le altre uscite in conto capitale, il cui importo è più che raddoppiato, evidenziando una crescita di circa 2,5 miliardi di euro. Tale aumento è riconducibile, in larga misura, al rimborso straordinario riconosciuto alle imprese a fronte dei maggiori versamenti di IRPEF e IRES da esse effettuati, per effetto della mancata deduzione del 10% dell’IRAP, nei periodi di imposta precedenti a quelli in corso al 31 dicembre 2008.