ISTAT: in aumento, come da attese, i prezzi alla produzione di giugno

30 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Nel mese di giugno 2010, sulla base degli elementi finora disponibili, l’indice totale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente e del 3,4 per cento rispetto a giugno 2009. Lo comunica l’Istat sottolineando che nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi (periodo aprile-giugno) e quella dei tre mesi precedenti l’indice è aumentato dell’1,9 per cento. Il dato risulta in linea con le attese che indicavano un crescita dello 0,2% su base mensile e del 3,4% su base tendenziale L’indice relativo ai prezzi dei prodotti venduti sul mercato interno ha registrato un incremento congiunturale dello 0,2 per cento e un aumento tendenziale del 3,5 per cento. Nella media degli ultimi tre mesi l’indice è cresciuto del 2,0 per cento rispetto alla media dei tre mesi precedenti. Per i beni venduti sul mercato estero l’indice ha segnato un aumento dello 0,3 per cento in termini congiunturali e del 3,1 per cento in termini tendenziali. Nella media degli ultimi tre mesi l’indice è cresciuto dell’1,9 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Nel mese di giugno, l’indice dei prezzi dell’insieme dei prodotti industriali (venduti sui mercati interno ed estero) ha registrato, rispetto a maggio, variazioni congiunturali positive per i beni di consumo, per l’energia (entrambi più 0,2 per cento) e per i beni intermedi (più 0,5 per cento); per i beni strumentali la variazione è stata negativa (meno 0,2 per cento). Nel confronto tra giugno 2010 e lo stesso mese dell’anno precedente, l’indice è diminuito dello 0,1 per cento per i beni strumentali ed è aumentato dello 0,6 per cento per i beni di consumo, del 4,7 per cento per i beni intermedi e del 10,5 per cento per l’energia. Nel confronto tendenziale relativo alla media gennaio-giugno, si registrano variazioni nulle per i beni di consumo, negative per i beni strumentali (meno 0,5 per cento), positive per i beni intermedi (più 1,6 per cento) e per l’energia (più 9,8 per cento).