ISRAELE, ACCUSE A SHIN BET: SPIA I CITTADINI

24 Settembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Tel Aviv, 24 set – Potrebbe creare non pochi problemi ai vertici istituzionali israeliani, la denuncia del FOIM – il ‘Movimento per la Libertà d’Informazione in Israele’ – resa nota oggi dal quotidiano israeliano Ha’aretz. Secondo il FOIM, tutte le licenze sottoscritte dal governo israeliano con le compagnie telefoniche operanti nel territorio nazionale, conterrebbero una clausola segreta che obbligherebbe le stesse compagnie a mettere a disposizione dello Shin Bet, il servizio di controspionaggio responsabile della sicurezza interna d’Israele, informazioni riservate sul contenuto delle conversazioni e sugli SMS di tutti i clienti. Lo stesso FOIM è convinto che tale clausola sia contenuta anche in tutti i contratti stipulati dal governo con gli ‘Internet Service Provider’, i fornitori di accesso ad Internet che garantirebbero allo Shin Bet, all’Esercito israeliano, alla polizia penitenziaria e al Mossad, l’accesso ai dati sensibili degli utenti. In questo modo il governo israeliano, attraverso le proprie agenzie di sicurezza sarebbe in grado di collezionare una quantità di informazioni riservate all’insaputa dei cittadini e senza alcun controllo da parte delle istituzioni. “Abbiamo scoperto una nuova e sorprendente classificazione di documenti di cui i cittadini non possono essere a conoscenza – ha dichiarato il direttore del FOIM Roy Peled al quotidiano Ha’aretz – Aspettiamo chiarimenti dalle autorità su chi ha inventato questa classificazione e perché”. Per ora, sia le compagnie telefoniche che gli Internet Provider hanno rifiutato di confermare l’esistenza della clausola, mentre il Ministero della Comunicazione israeliano ha inviato una lettera al FOIM ammettendo l’esistenza in alcune licenze di una appendice riguardante la sicurezza definita ‘non accessibile al pubblico’. La denuncia della FOIM è stata presentata oggi anche al Tribunale di Gerusalemme competente in materia e chiamerà in causa il Ministero della Comunicazione e l’ufficio del Primo Ministro israeliano. Nel ricorso si chiede al Tribunale di ordinare agli imputati di ammettere pubblicamente l’esistenza di questa clausola segreta, con cui avrebbero potenzialmente violato la privacy di migliaia di cittadini israeliani.