Irlanda: si scatena rivoluzione fiscale

3 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Finora l’Ilranda e’ stata come un bambino condiscendente che accetta senza lamentarsi la pillola amara dell’austerita’. Sia per il modo con cui la sua gente ha accettato di buon grado i rimedi molto severi del governo imposti dall’alto e dalle autorita’ internazionali per scongiurare un default del debito, sia per i segnali di ripresa economica vista ultimamente.

Ma le cose sono cambiate nettamente negli ultimi giorni: nel fine settimana migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro le nuove misure di austerita’ e rincari fiscali, mentre circa la meta’ delle famiglie ha deciso che non paghera’ una nuova tassa con scadenza annuale.

I prezzi immobiliari sono crollati. Le banche e le aziende sono fallite in massa, i nuovi posti di lavoro disponibili si sono ridotti al lumicino. E la gente fa fatica a pagare il mutuo.

Sono 4,6 milioni gli irlandesi che hanno sofferto per la crisi finanziaria scoppiata quattro anni fa e che ha costretto il governo a rivolgersi all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale per un prestito da $90 miliardi.

Gli irlandesi hanno sopportato a lungo tagli alle spese e aumento delle tasse drastici, guadagnandosi le lodi di Bruxelles. Ma sabato, dopo che 5 mila persone sono scese in strada a Dublino per manifestare contro il governo e le banche, ben 1,65 milioni di famiglie non si sono iscritte per il versamento di una nuova tassa annuale di 100 euro. Alla scadenza del termine, solo la meta’ del popolo irlandese si era registrato.

Centinaia di migliaia di persone ora rischiano di subire delle multe e potenzialmente anche di finire a processo. Si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione fiscale che potrebbe smantellare la strategia del governo volta a rimettere in sesto l’economia e che rischia di rendere ancora piu’ difficile l’implementazione delle nuove misure di austerita’.

L’introduzione della tassa contro le famiglie e’ stata accolta con una campagna contraria lanciata da attivisti politici e anche piccole comunita’, che hanno esortato tutti a boicottare la nuova imposta. Visto il successo riscontrato dalle iniziative, devono aver sicuramente stimolato un nervo scoperto.

Tra gli slogan campeggiavano “Non posso pagare, non paghero'”. “Quando i banchieri pagano, allora pagheremo anche noi!”. Chi si oppone alla tassa, sostiene che l’aliquota e’ identica sia per i benestanti sia per i piu’ poveri. L’indignazione e’ alimentata dalla percezione generale che un gruppo elitario di banchieri, politici e agenti immobiliari ultra ricchi ha distrutto l’economia senza aver ancora pagato un soldo e senza aver ricevuto la punizione che si merita.

Come se non bastasse, tutto cio’ sta accadendo mentre il paese si prepara a recarsi alle urne in occasione di un referendum sul Fiscal Compact. Un’eventuale bocciatura del nuovo patto di bilancio europeo il 31 maggio, quando andra’ in scena il voto popolare, porterebbe alla fuga degli investitori stranieri necessari per la ripresa economica dell’isola.

Secondo il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, si tratta di continuare “il processo di costruzione della fiducia nell’Irlanda”, sottolineando che l’interessamento espresso questa settimana da un fondo sovrano cinese rispetto alle opportunita’ d’investimento nell’isola non ci sarebbe stato “se non fossimo completamente coinvolti nell’Eurozona”.

Dello stesso avviso il premier Enda Kenny, che ha ricordato come la percezione dell’Irlanda da parte dei leader europei “e’ cambiata completamente negli ultimi nove mesi” ed ora il Paese e’ visto come destinazione per investimenti. Secondo un recente sondaggio, il 49% degli intervistati si e’ dichiarato a favore del trattato, il 33% contrario mentre il 18% e’ ancora indeciso.