Irlanda, S&P picchia duro sulle banche

26 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Non sono finite le brutte notizie per l’Irlanda. A due giorni dal taglio del rating sovrano da parte di Standard & Poor’s, l’agenzia internazionale ha abbassato il rating di quattro istituti bancari irlandesi e di alcune controllate estere. S&P ha tagliato di un gradino il rating di Allied Irish Bank, Bank of Ireland, e Irish Life & Permanent. Più incisivo il colpo di forbice su Anglo Irish, di sei notch con le obbligazioni a livello ‘junk’ (spazzatura). Proprio ieri Moody’s Investors Service aveva messo sotto osservazione alcune banche irlandesi per possibili revisioni al ribasso, dopo aver annunciato lunedì che il rating sul debito sovrano di Dublino potrebbe ricevere un taglio di molti notch. L’agenzia ha messo sotto osservazione il rating a lungo termine sui depositi bancari “A3” della Bank of Ireland Plc in scia al rischio di taglio che corre la controllante Bank of Ireland. La decisione, spiega Moody’s, considererà ogni potenziale impatto sulle attività britanniche derivante da un eventuale processo di ristrutturazione del Gruppo. Occhi puntati anche su alcune classi di debito e sui depositi a breve termine dell’Allied Irish Bank, sempre in connessione alle potenziali ristrutturazioni del settore bancario irlandese, di EBS Building Society e della Irish Life & Permanent. Mercoledì scorso è stato approvato il tanto atteso piano di ristrutturazione quadriennale dal governo di Dublino, per rafforzare i propri conti pubblici in cambio degli aiuti internazionali. Con lo scopo di abbattere il deficit pubblico, l’impegno preso da Dublino è quello di risparmiare 15 miliardi di euro entro il 2014 con tagli alla spesa di 10 miliardi di euro e nuove entrate di 5 miliardi. Del totale dei 15 mld, l’ex Tigre Celtica si impegna a risparmiane 6 mld solo nel prossimo anno. Lo scopo è far ritornare il deficit/pil, nei ranghi del 3% entro il 2014, mentre ad oggi questo rapporto è al 32%. La manovra, soltanto annunciata, dovrà ora passare al vaglio del Parlamento per ottenerne l’approvazione. La ristrutturazione si abbatterà con una scure sul settore occupazionale dove sono previsti tagli dei posti del settore pubblico ridimensionamenti negli stipendi pubblici e nei salari minimi. L’IVA arriverà al 23% entro il 2014, intoccabili le tasse sugli utili di impresa che rimarranno al 12,5%.