Irlanda chiede un referendum sui trattati Ue, l’Europa trema

28 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Il premier Kenny ha deciso che sara’ il popolo irlandese a stabilere se il paese aderira’ o meno alle nuove norme di controllo del budget fiscale imposte dalle autorita’ europee, che vanno sotto il nome di Fiscal Compact.

Il solo pronunciare la parola referendum ha innervosito i mercati e in particolare gli scambi sul valutario, dove la moneta unica ha accusato immediatamente il colpo. La divisa ha evaporato quasi tutti i guadagni che aveva accumulato in seduta, attestandosi in area $1,34 nei confronti del dollaro Usa. In mattinata si era spinta saldamente sopra quota $1,3450.

Questo perche’ gli elettori irlandesi sono noti per il loro anti-europeismo. Due volte un referendum pro Europa e’ stato respinto prima di passare il voto previa concessioni offerte.

Il caso piu’ recente ed eclatante risale al 2010, quando in cambio dell’approvazione del Trattato di Lisbona, Dublino ha chiesto rassicurazioni sulla sua neutralita’ militare e sulla capacita’ di prendere decisioni in materia fiscale. L’Irlanda e’ nota per la sua corporate tax molto bassa che attira investimenti e imprese stranieri.

Questa volta l’impressione e’ che le concessioni richieste vireranno verso l’ottenimento dello stesso trattamento riservato alla Grecia. Altrimenti la gente alle urne fara’ veramente vedere quello che pensa sull’argomento.

Ecco un esempio del pensiero medio dei cittadini irlandesi nei confronti del blocco dell’euro a 17:

Kenny, leader del partito Fine Gael, ha ottenuto a marzo dell’anno scorso la guida di un governo di coalizione con i laburisti. Il governo dispone cosi’ della piu’ ampia maggioranza parlamentare nella storia del paese.

Esecutivo che sta gestendo bene le conseguenze della crisi finanziaria nel paese. Dopo aver approvato una serie di riforme richieste dall’Unione europea e del Fondo Monetario Internazionale, che le hanno permesso di raggiungere gli obiettivi di riduzione del deficit pubblico imposti, il governo ha rifiutato di rivedere il livello molto basso di tassazione sulle imprese.