IRAQ, BUSH: ”E’ QUESTIONE
DI GIORNI”

7 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

In una conferenza stampa trasmessa dalla Casa Bianca in diretta da tutte le reti Tv americane (la prima in oltre un anno), il presidente degli Stati Uniti George Bush ha affermato che nella questione irakena “la diplomazia e’ agli sgoccioli”, facendo capire che gli Stati Uniti “libereranno” l’Iraq con una guerra anche contro il volere e indipendentemente dai voti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Bush ha detto che e’ sua responsabilita’ costituzionale, in qualita’ di “comandante in capo”, di difendere la sicurezza degli Stati Uniti. E poiche’ Saddam Hussein e’ una minaccia, se il dittatore irakeno non “disarma completamente”, come e’ stato stabilito dalla risoluzione 1441 dell’Onu, l’America provvedera’ da sola a disarmarlo.

Bush ha annunciato che nei prossimi giorni il Consiglio di Sicurezza verra’ chiamato al voto sulla nuova risoluzione presentata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna. “L’Onu dovra’ dimostrare di servire a qualcosa e di avere un significato”, ha detto il presidente. “Comunque sia, a quel punto tutti dovranno scoprire le loro carte, ci sara’ un voto, e allora vedremo le diverse posizioni su Saddam e sull’utilita’ del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.

Dalla conferenza stampa e’ apparso chiaro che Bush ha gia’ deciso, senza tentennamenti, che utilizzera’ entro pochi giorni i 250.000 soldati Usa gia’ ammassati in Medio Oriente e scatenera’ la guerra per liberare l’Iraq, provocando un cambio di regime, che rovesci Saddam, anche senza il si’ dell’Onu.

“Abbiamo un piano, so che saremo vincitori, cercheremo di minimizzare le perdite tra i civili, aiuteremo il popolo irakeno con un piano di invio di cibo, ma faremo quel che sentiamo nostro dovere fare”, ha detto Bush. “Saddam Hussein e’ un pericolo per noi americani, ed e’ mio dovere proteggere gli Stati Uniti, l’ho giurato sulla Bibbia il giorno del mio insediamento”.

La conferenza stampa e’ stata “messa in scena” alla perfezione, in termini di domande da parte dei giornalisti e risposte preparate del presidente, date in modo che il messaggio fosse chiaro. Bush ha fatto capire, con parole non ambigue, di non tenere in nessun conto ne’ le dissidenze degli alleati europei (Francia e Germania) o della Turchia, ne’ il ruolo dell’Onu, ne’ i milioni di cittadini che in tutto il mondo hanno protestato contro un conflitto.

“La guerra non mi piace, sara’ l’ultima risorsa, spero che non ci sara’ una guerra”, ha affermato Bush. “Ma la diplomazia e’ al suo stadio finale. E gli Stati Uniti non hanno bisogno dell’approvazione dell’Onu per agire”. “Il costo del non agire, in questo mondo pericoloso seguito all’11 settembre, sarebbe molto piu’ alto del costo di un’azione militare”.

E’ stata la miglior “performance” in assoluto di George Bush nelle vesti di Presidente. Il capo della Casa Bianca – contrariamente a quanto verificatosi in precedenti conferenze stampa in “prime time” – e’ apparso lucido, concentrato, prudente, grave nel tono, nelle risposte, nell’enunciazione delle strategie. Bush era stato “allenato” da vari giorni di training con un barrage di domande potenziali dagli uomini dello staff della Casa Bianca.

Nei commenti a caldo gli osservatori politici Usa hanno espresso l’opinione che tutto cio’ sia preludio di un’invasione americana dell’Iraq non in un arco di settimane, ma di giorni. Massimo 7-10 giorni.