IRAN: NUCLEARE INACCETTABILE, OBAMA PROMETTE SANZIONI

9 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Dopo la notizia che Teheran ha avviato la produzione di uranio arricchito al 20 per cento nell’impianto di Natanz il presidente Barack Obama ha detto che fra poche settimane gli Stati Uniti e i paesi alleati avranno sviluppato «un significativo regime di sanzioni» nei confronti dell’Iran.

Il presidente americano ha definito «inaccettabile» l’ipotesi che il regime iraniano si doti di armi nucleari. Nella sua prima conferenza stampa alla Casa Bianca in oltre sei mesi, il presidente ha anche elogiato la Russia per il sostegno ma ha detto che non è ancora chiaro come la Cina reagirà alla richiesta di nuove sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

E anche l’Unione Europea è «pronta a fare i passi necessari per accompagnare il processo del Consiglio di sicurezza dell’Onu» per quanto riguarda il programma di arricchimento dell’uranio annunciato da Teheran. È quanto ha dichiarato l’Alto rappresentante per la politica estera di sicurezza dell’Ue Catherine Ashton in una nota diffusa a Bruxelles.

«L’Ue continuerà a passare in rassegna tutti gli aspetti della questione nucleare iraniana sulla base del suo approccio a doppio binario», ha però assicurato la Ashton. L’Ue, ha aggiunto la Ashton, esprime «preoccupazione» per l’annuncio fatto dal presidente dell’Iran di innalzare al 20% l’arricchimento dell’uranio, che è «contrario a diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu», ha sottolineato l’Alto rappresentante.

Questo aumenta il «deficit di fiducia nei confronti della natura del programma nucleare» di Teheran, che è giá stato aggravato di suo dalla «non-volontà di impegnarsi in discussioni significative», ha sottolineato la Ashton.

Anche se l’aumentare al 20% l’arricchimento dell’uranio, «di per sè non fornisce combustibile per il reattore di ricerca di Teheran», ha precisato l’Alto rappresentante, a maggior ragione l’Ue «trova difficile da capire perchè l’Iran non ha accettato l’accordo proposto dall’Aiea che avrebbe risolto tutti questi problemi», ha aggiunto la Ashton.

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«Si è appena svolta un’azione contro l’ambasciata italiana a Teheran. Alcune decine di basiji (la milizia paramilitare iraniana, ndr), travestiti da civili, hanno tentato di assaltare la nostra ambasciata a colpi di pietre e al grido di ‘morte all’Italia, morte a Berlusconi’». L’annuncio del ministro degli Esteri, Franco Frattini, arriva nel primo pomeriggio durante un’audizione in commissione al Senato. Episodi simili sono avvenuti davanti alle sedi consolari di Francia, Olanda e Germania. L’intervento della polizia iraniana, spiega Frattini, ha «scongiurato l’assalto vero e proprio e non ci sono stati danni seri». Fonti diplomatiche italiane hanno precisato però che si è trattato di «una manifestazione ostile» e non di un tentato assalto.

LE PAROLE DI BERLUSCONI – Il blitz segue di pochi giorni il duro attacco di Teheran contro Berlusconi, seguito alla visita del premier italiano in Israele. Una nota pubblicata sulla tv di Stato iraniana aveva parlato di «servigi resi ai padroni israeliani». Dal canto suo Berlusconi aveva detto che il presidente Ahmadinejad ricorda «personaggi nefasti del passato» (un chiaro accostamento ad Adolf Hilter). Frattini nega però che le parole di Berlusconi abbiano reso più tesi i rapporti con la Repubblica Islamica: «Purtroppo l’Iran ha rapporti problematici e complessi con l’intera comunità internazionale, il problema non sono i rapporti con l’Italia».

AMBASCIATORE CONVOCATO – In ogni caso il ministero degli Esteri iraniano ha convocato per domenica l’ambasciatore italiano a Teheran per trasmettergli una protesta ufficiale proprio per le parole di Berlusconi. Teheran non avrebbe gradito in particolare il passaggio in cui il premier ha affermato che è nostro «dovere sostenere e aiutare l’opposizione». La tv di Stato attacca invece il ministro Frattini: a radunarsi di fronte alla rappresentanza italiana, afferma la Press Tv, non erano miliziani basiji, come affermato dal capo della Farnesina, ma «studenti universitari» che chiedevano al Parlamento di limitare le relazioni con i governi che interferiscono nelle faccende dell’Iran. Le manifestazioni, si legge ancora, si sono tenute all’esterno delle ambasciate italiana e francese e gli slogan urlati erano: «Morte a Berlusconi» e «Morte ai sostenitori del terrorismo«. I manifestanti hanno lanciato uova e pomodori contro l’ambasciata francese. Secondo Press Tv il riferimento del capo della diplomazia italiana ai basiji è «un altro deliberato tentativo messo in atto dai membri dell’Unione Europea di demonizzare e mancare apertamente di rispetto per il più importante corpo di difesa popolare iraniano, e dunque è un’offesa a tutti i cittadini iraniani».

CANCELLATA “VIA ROMA” – Questo il racconto dell’agenzia di stampa iraniana Fars: «Gli studenti, dopo aver protestato contro l’ambasciata francese, sono andati di fronte a quella italiana, dimostrando contro il governo italiano, accusandolo di aver ingerito nelle questioni interne offrendo sostegno agli oppositori della Repubblica Islamica. Gli studenti hanno poi lanciato slogan contro l’Italia e i suoi governanti. In seguito hanno cercato di demolire la targa indicante la via vicina all’ambasciata italiana, via Roma, ma sono stati fermati dalla polizia iraniana. Tuttavia gli studenti sono riusciti a raggiungere parzialmente il loro obiettivo, cancellando la parola “Roma” dalla targa. “Così, ha detto uno degli studenti, il nome di Roma non comparirà più su una via di Teheran”».

«RIFUGIO DI DISSIDENTI» – L’agenzia Irna afferma invece che gli «studenti» hanno «letto un comunicato in cui accusano l’ambasciata italiana di essere diventata il rifugio dei dissidenti che, negli ultimi mesi, hanno sfidato il governo iraniano». Con la manifestazione, spiega l’Irna, hanno condannato la politica estera di Francia e Italia nei confronti dell’Iran, chiedendo al governo e al Parlamento di ridurre i rapporti diplomatici. Nella nota gli studenti ammoniscono il presidente del Consiglio Berlusconi: «Se la sua congiura anti-iraniana con Israele dovesse continuare, la Repubblica Islamica prenderà seri provvedimenti contro il suo governo».

ANNIVERSARIO – Il ministro Frattini ha dato disposizione al nostro ambasciatore a Teheran, Alberto Bradanini, di non partecipare alle cerimonie di giovedì in occasione del 31mo anniversario della rivoluzione di Khomeini del ’79. «È in corso un contatto a livello europeo – spiega il ministro – per una posizione comune, che credo ci sarà, per dare un segnale di preoccupazione forte. Il nostro ambasciatore non ci sarà». In ogni caso, «l’ambasciata ovviamente resta aperta, vediamo cosa succede, non pregiudichiamo le cose», ha assicurato il titolare della Farnesina, che ha definito «preoccupanti» gli slogan contro l’Italia e Berlusconi. Secondo fonti della Farnesina alla cerimonia di giovedì potrebbe partecipare il numero due dell’ambasciata.

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