IPO: LA SOCIETA’ FALLISCE E DENUNCIA LE BANCHE

23 Agosto 2000, di Redazione Wall Street Italia

Le principali banche d’affari di Wall Street sono state trascinate in tribunale con l’accusa di aver gonfiato artificialmente, attraverso politiche di cartello, le commissioni dovute per il collocamento delle societa’ in borsa.

A chiedere l’intervento dell’autorita giudiziaria CHS Electronics, che nel 1996 e’ stata costetta a pagare una percentuale del 7% sul collocamento valutato $66.000.

Il fascicolo depositato dagli avvocati cita nomi del calibro di Bear Stearns, Credit Suisse First Boston, Chase H&Q, Deutsche Bank, Donaldson Lukkin&Janrette, Goldman Sachs, Lehman Brothers, Merrill Lynch, Morgan Stanley e UBS Warburg.

L’azione legale della societa’ di distribuzione di computer CHS Electronics, fallita per violazione delle leggi federali sulla gestione contabile, ha riacceso a Wall Street la polemica sulla presunta costituzione di un cartello tra le grandi banche d’affari incaricate di gestire e garantire i collocamenti delle matricole in borsa.

Il caso CHS rappresenta solo uno dei tanti che hanno recentemente minato la reputazione delle grandi banche d’affari. Gia’ nel 1998 la National Association of Securities Dealers (l’associazione dei broker americani) diffuse una nota di richiamo in cui rilevava la sospetta uniformita’ delle commissioni praticate e lo scorso maggio lo stesso NASD ha inflitto una multa di $ 100.000 Prudential Securities per aver tentato di dissuadere un collocatore dal richiedere una commissione contenuta al 6%.(Vedi Ipo: un avvocato contro i grandi di Wall Street)