IPO, FATE QUALCOSA PER MIGLIORARLE

5 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

(WSI) – In tutta Europa si comincia tiepidamente a sperare nella ripresa di Ipo
(offerte pubbliche destinate alla quotazione), ma sembra che non si
siano persi i vizi del recente passato con prezzi di collocamento che
spesso deludono il mercato e allontanano gli investitori per lunghi
periodi.

Il «fiasco», espressione italiana usata dal paludato Financial
Times, di Postbank, l’equivalente teutonico
di Banco Posta, è illuminante al riguardo.
Come in tutti i collocamenti si fissa una forchetta di prezzo minimo e
massimo entro la quale si effettuerà l’operazione. Già in questa fase
c’è una pesante forzatura, perché un memo, incautamente reso pubblico,
della Deutsche Bank (capofila del collocamento) indica valori inferiori
a quelli ufficiali.

Al grey market, infelice espressione anglofona per
indicare il mercato grigio in cui si effettuano scambi prima del
collocamento di fatto su titoli non ancora esistenti, i prezzi trattati
sono già al di sotto di quello più basso della forchetta, segno che il
mercato non gradisce l’operazione. C’è quindi la quasi certezza che le
prime quotazioni saranno inferiori al prezzo di collocamento. Nonostante
ciò, politici, manager e banchieri insistono nel mantenere le proprie
posizioni, deludendo il mercato, che teme di essere imballato da una
gran mole di titoli il cui prezzo progressivamente scenderà. Alla fine,
il buon senso prevale e il collocamento viene effettuato a prezzi e
quantitativi inferiori a quelli programmati.

Le nuove modalità deludono
il governo tedesco e i suoi banchieri, ma bisogna tenere nel debito
conto che dei 21 collocamenti avvenuti quest’anno in Europa, ben otto
quotano (anche in misura significativa) al di sotto del prezzo iniziale. E questo allontana sempre più la fiducia degli investitori
nelle Ipo e ostacola la quotazione di aziende disposte a essere
rispettose delle esigenze dei suoi nuovi azionisti.

Fare ogni sforzo per massimizzare i propri profitti è lecito ed
encomiabile nel sistema capitalistico, ma forzare le operazioni con
un’ottica di breve termine significa rinunciare a effettuarne altre per
un lungo periodo di tempo. Il prezzo di collocamento deve essere basso e
anche i quantitativi offerti devono essere congrui per generare domanda
e mantenere su livelli adeguati le quotazioni. Di tutti questi elementi
anche le Ipo italiane dovrebbero tenere conto.

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