Società

IPO EXTRALARGE
E PIENE D’INCOGNITE

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*Massimiliano Raposio, Ipo World (www.ipo.it). Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Concluso un primo semestre 2006 record per i nuovi collocamenti, con alla testa Bank of China, la seconda parte dell’ anno si inaugura ora con Rosneft, un vero Titanic varato per sfidare i mercati. Anche se ridimensionato, rispetto all’obiettivo di qualche mese fa di superare il record dei 20 miliardi di dollari, l’IPO della società petrolifera russa, con 10,8 – 11,6 miliardi di dollari di raccolta attesa sarebbe una tra le prime nuove quotazioni per importanza della dimensione.

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Al collocamento non mancano i toni della saga finanziaria. L’ascesa di Rosneft tra le “red major” parte da una resa dei conti tra oligarchi della nuova Russia e in particolare dal sequestro delle attività di Yukos al tycoon decaduto Mikhail Khodororkovsky, accusato di evasione fiscale nel 2004, e il loro acquisto pilotato dalla holding Bajkal (poi fusa in Rosneft) per ‘soli’ 9,4 miliardi di dollari. Queste attività rappresentano circa il 70% delle riserve petrolifere di Rosneft e hanno contribuito a far crescere il fatturato della società da 5,3 a 24 miliardi di dollari fra il 2004 e il 2005. Come indicato nel prospetto, Yukos e i suoi azionisti hanno in diverse sedi richiesto compensazioni per danni per oltre 50 miliardi di dollari, di cui 33 miliardi oggetto di arbitrato contro la Federazione Russa alla Corte dell’Aia. Rosneft, a sua volta, come principale creditore della fallita Yukos, punterebbe ora ad appropriarsi anche delle rimanenti attività di Yukos, incluse le raffinerie che ne completerebbero la struttura produttiva.

Né manca materiale per gli appassionati di conflitto di interessi nelle IPO: leggendo il prospetto si apprende che il 49% delle azioni della società sono state concesse in pegno dalla controllante Rosneftegaz a garanzia di un prestito di 7,5 miliardi di dollari, concesso proprio dalle quattro banche global co-ordinator dell’IPO, per l’acquisto del 10.7% di Gazprom e che sarà ripagato con i proventi del collocamento. Le quattro banche che si spartiranno il grosso delle commissioni e vedranno ridotta l’esposizione finanziaria sono Abn Amro, Dresdner Kleinwort Wasserstein, JP Morgan e Morgan Stanley, che ha anche “prestato” uno dei suoi top manager alla società, l’ex banchiere Peter O’Brien, attualmente responsabile della finanza internazionale e dei progetti di investimento del Gruppo, con l’obiettivo di internazionalizzare la compagine manageriale prima della IPO.

Ci sono infine spunti anche per i teorici delle cospirazioni internazionali poiché si ipotizza che la vicenda Yukos abbia abilmente celato l’intervento di legami e capitali cinesi tesi ad assicurarsi l’accesso alle risorse petrolifere, dato che i principali progetti di sviluppo di Rosneft prevedono proprio la fornitura di petrolio alla Cina (di cui già oggi Rosneft è il principale fornitore, tra le società petrolifere russe) con il progetto di un nuovo oleodotto dedicato. La quotazione coinciderà peraltro con il prossimo meeting dei G8 che si terrà proprio in Russia, a San Pietroburgo, dal 15 al 17 luglio prossimo.

Questi risvolti dietro la quotazione rischiano di mettere in secondo piano le incognite propriamente finanziarie, legate ala valutazione della IPO e che sono invece rilevanti dato che la “sorella” Lukoil (la cui produzione è al momento superiore a Rosneft) ha visto la sua capitalizzazione scendere dai 77 miliardi di dollari all’inizio di maggio agli attuali 59 miliardi di dollari, meno della valutazione ora richiesta da Rosneft in sede di IPO.

Pertanto i grandi investitori internazionali si sono dichiarati prudenti e le banche guardano al mercato russo, istituzionale e retail, come principale target per il collocamento. L’IPO è quindi oggetto in Russia di una campagna pubblicitaria senza precedenti e sarà distribuita da tutti i principali Istituti di credito, con lotti minimi a partire da 15 mila rubli (poco meno di 500 euro).

Il mercato grigio di Amstel Securities a Londra invita alla prudenza e propone quotazioni denaro-lettera ora fra 6.25 e 6.90 dollari, in discesa nel corso della settimana dopo l’avvio delle contrattazioni di lunedì scorso sopra i 7 dollari.

ROSNEFT – LA SCHEDA

Price Range: 5,85 -7,85 dollari
Valutazione: 60 – 80 miliardi di dollari
Offerta: 10,8-11,6 miliardi di dollari (greenshoe compresa)
Greenshoe: fino a 400 milioni di azioni collocabili anche tramite obbligazione convertibile
Data Offerta: 26/06 – 10/07/2006
Data quotazione: 14/07/2006
Collocamento: Offerta retail e istituzionale in Russia; offerta istituzionale internazionale (GDR)
Global Coordinators: Abn Amro; Dresdner Kleinwort Benson; JP Morgan; Morgan Stanley
Resp. Offerta Pubblica: Sberbank
Listing: Mosca RTS e InterBank (azioni) e Londra International Board (GDR)

Riserve petrolifere: 18,9 miliardi di barili (n. 11 al mondo). Oltre allo Yugansk, Rosneft ha progetti che vanno dalla Siberia, al Kamchatka, al Mar Caspio.
Produzione: 1,6 milioni barili per giorno nel 2005 (n. 3 in Russia dietro Lukoil e TNK-BP), ma con un target di oltre 2 milioni di barili al giorno nel 2005 e 2,4 milioni di barili per il 2020 che la porterebbero al primo posto mondiale.
Raffinazione: 180.000 barili per giorno, ma con la prospettiva come creditore di acquisire 600.00 barili/giorno di capacità della Yukos, di cui è prossimo il fallimento
Ricavi (2005): USD 23.96 miliardi
Utili (2005): USD 3.99 miliardi
Debito (12/05): USD 11.0 miliardi

LE IPO RECORD – IL CLUB DEGLI “OVER 10 BILLION”

Emittente Data Paese Ammontare ($ mld)
NTT Mobile Communications 10/98 Giappone 18.4
ENEL 10/99 Italia 17.4
Deutsche Telekom 11/96 Germania 13.0
Bank of China 05/06 Cina 11.2
AT&T Wireless Services Inc. 04/00 USA 10.6
Telstra 11/97 Australia 10.0

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