Investitori continuano a porsi la domanda sbagliata

24 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Con il mercato azionario che continua a spingersi in rialzo gli investitori non dovrebbero chiedersi se c’è una ragione per vendere e quando, bensì dovrebbero piuttosto cercare di trovare un modo per non vendere tenuto conto dei rischi intrapresi.

A dirlo è Seth Klarman, uno dei più apprezzati investitori di Wall Street e fondatore del gruppo Baupost, nella sua ultima newsletter. Ieri la corsa del Dow Jones e degli altri listini principali della Borsa Usa si è fermata ma il paniere delle blue chip ha aggiornato i record per ben 50 volte quest’anno.

Secondo Klarman gli investitori stanno colpevolmente ignorando dei rischi importanti. La volatilità rimane su livelli storicamente molto bassi mentre le valutazioni di Borsa sono estremamente elevate. I gruppi quotati considerati di maggiore qualità scambiano su prezzi molto più alti rispetto ai titoli più sottovalutati.

Con 31 miliardi di dollari in gestione Baupost, con sede a Boston, è uno dei fondi hedge maggiori al mondo ma l’ultimo trimestre non è riuscito a guadagnare pressoché nulla. La società ha registrato un magro ritorno da investimento del 3% (post commissioni) nel 2017 se si prende in esame il periodo che va da inizio gennaio a fine settembre.

Il gruppo, che detiene circa il 40% in cash e consegna all’incirca 2 miliardi di dollari agli investitori a fine anno, è stato penalizzato da alcuni investimenti sbagliati come quello nel gruppo di semiconduttori Qualcomm, che ha comportato una perdita del 12% per il fondo hedge.

Anziché domandarsi “Perché vendere, cosa fare con i miei soldi?” – scrive Klarman nella lettera ai clienti – gli investitori dovrebbero chiedersi “Cosa posso fare che mi permetta di non vendere?” a questi prezzi.

Gli investitori stanno inoltre snobbando gli elevati rischi politici. Il grafico sotto riportato la dice lunga sulla compiacenza dei mercati azionari. L’incertezza sulle politiche economiche è ai massimi di tutti i tempi, mentre l’incertezza sul futuro dei mercati è ai minimi di sempre.

Il problema è anche che ci avviamo verso un periodo di restringimento quantitativo, con le banche centrali di Usa, ma anche Giappone ed Eurozona, che si apprestano a ridurre la portata dei loro piani di stimolo monetario straordinari. Se il programma di Quantitative Easing ha avuto un effetto monumentale sui mercati e sui prezzi immobiliari, come farà il Quantitative Tightening a non aver alcun impatto come cercano di fare credere i banchieri centrali?

Gli investitori rischiano di rimanere bruciati.