INVESTIRE? NO GRAZIE, MI FIDO POCO

27 Aprile 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – La metà degli italiani non ha mai sentito parlare del Mib 30, l’indice dei titoli più importanti di Piazza Affari. E la poca conoscenza va a braccetto con la diffidenza: il 76% della popolazione adulta (35 milioni) confessa di non aver fiducia nelle società quotate.

Anche se il pessimismo non è in molti casi frutto di una recente delusione personale, visto che l’80% nel 2003 non ha fatto alcun investimento, né in azioni né in altri strumenti finanziari. In compenso il 40% premia il mattone come campione di sicurezza, ma solo il 7% si dichiara pronto a mettere il proprio denaro in immobili nei prossimi mesi.

Il ritratto dell’Italia davanti allo specchio delle finanze di famiglia è stato disegnato da Ocra, il secondo Osservatorio realizzato da Cra e Pms Corporate Communications per Corriere Economia . In questo ritratto il volto dell’Italia è quello di una signora in grigio. Poca fiducia, poche informazioni e – a quanto sembra – non molti soldi a disposizione da impiegare al meglio in vista del futuro.

Solo 9,5 milioni di persone (20%) ha investito nell’ultimo anno, puntando su uno o più asset. I restanti 37,6 milioni (80%) non hanno potuto (o voluto?) farlo. E le intenzioni per il 2004 non sembrano diverse: più o meno la stessa percentuale (79%) dichiara che nei prossimi mesi non investirà.

Il campione del sondaggio, formato da 4.400 persone intervistate tra febbraio e aprile, è rappresentativo dell’Italia maggiorenne, poco più di 47 milioni di uomini e donne. Un Paese abituato a investire da generazioni in Bot e titoli di Stato, che oggi si trova con la moneta unica in tasca e una frequentazione della Borsa ancora decisamente elitaria.

Poco più di 5 milioni, infatti, dichiarano di aver investito in azioni: una quota pari all’11% dei cittadini. La maggioranza di questo club degli azionisti (36%) ha acquistato titoli di aziende quotate negli anni tra il 1999 e il 2001. Il 21%, invece, dice di esser diventato azionista due anni fa, in piena crisi. Il 18% è invece investitore di lungo termine, da prima del 1999. Mentre un 10% ha comprato nell’ultimo anno e un 15% negli ultimi sei mesi.

Sono però ben 35 milioni quelli che non si fidano delle aziende iscritte al listino di Piazza Affari. E il tasso di pessimismo dei non investitori è più alto di quello di chi invece ha puntato sulla azioni di recente: 77% contro 71%. Chi le conosce, insomma, ha meno paura di chi non le ha in portafoglio.

Ma quali sono gli asset preferiti dalle famiglie nel passato? E che intenzioni hanno per questo 2004? Solo il 6% degli italiani ha fatto più di due investimenti negli ultimi 12 mesi. Il 14% ne ha fatto solo uno. Complessivamente il drappello degli investitori è formato da 9,5 milioni di persone. Gli impieghi più gettonati sono stati i fondi venduti dalle banche e le assicurazioni (5% del campione totale, 27% se ci si riferisce solo alla popolazione di investitori). Seguono i titoli di Stato, gli immobili, i buoni fruttiferi. Solo il 3% (vale a dire il 13% degli investitori) ha preferito le azioni.

Nei desiderata per il futuro stravincono gli immobili: il 6,7% dei 47 milioni totali dice che investirà sul mattone, il più sicuro (39,7%) e il più remunerativo (37%) tra gli impieghi di denaro. Il 5,2% punterà sui titoli di Stato, il 4,8% dice che investirà in polizze e il 4,7% in fondi comuni. Solo l’1,5% vota per le azioni. Quanto al giudizio sulla sicurezza dopo la casa si piazzano i titoli di Stato (24,8%) che però sono ritenuti vantaggiosi e remunerativi solo dal 15%. Relativamente sicure e remunerative sono invece considerate le assicurazioni (16-17%), mentre le azioni vengono ritenute sicure dal 3,8% e remunerative dal 9%. Numeri che sembrano confermare una certa coscienza razionale del rapporto fra rischio e rendimento. I Bot sono sicuri, ma non troppo redditizi. Con le azioni si rischia, ma si può guadagnare di più.

Quel che invece non è decisamente noto è il Mib 30, l’indice dei titoli guida della Borsa di Milano. Il Mib 30, questo sconosciuto, ormai è un ospite fisso dei telegiornali, ma l’esistenza del principale termometro di Piazza Affari è ignorata dal 50% degli italiani, che dichiarano di «non averne mai sentito parlare». Solo il 18,6% sa bene che cos’è, mentre il 30,5% ne ha vagamente contezza, ma non sa esattamente di che cosa si tratta. Ancor meno noto il Nuovo Mercato: il 12% si sente ferrato sull’argomento. Il 65%, invece, non ha mai sentito nominare il mercato dei titoli ad alto potenziale di crescita del nostro listino. Infine praticamente clandestino è il segmento Star, il gruppo di aziende ad alti requisiti con capitalizzazione inferiore a 800 milioni di euro. Solo il 4% lo conosce, il 10% non ha le idee chiare, l’86% non ne sa nulla.

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