INVESTIRE IN UNA BORSA CHE E’ PARTITA COME UN MISSILE

30 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Mai nella storia la Borsa americana ha corso così tanto in un lasso di tempo così breve (circa sei mesi): infatti dall’inizio dello scorso mese di marzo l’indice azionario S&P 500 è salito di circa il 60%. Il rialzo è stato nettamente superiore e più rapido rispetto a quelli verificatisi dopo il crollo di Wall Street del 1932 e dopo lo scoppio della bolla dei titoli tecnologici avvenuta all’inizio di questo decennio. Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare con titoli aggressivi in fase di continuazione del rialzo e difensivi in caso di volatilita’ e calo degli indici, basta accedere alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo ora: costa solo 76 centesimi al giorno, provalo ora!.

All’inizio il rimbalzo delle borse era facilmente comprensibile: la paura di una seconda Grande Depressione aveva fatto cadere i mercati azionari. Le borse avevano quindi tirato un grande sospiro di sollievo quando alla fine dello scorso mese di febbraio la nuova amministrazione Obama aveva salvato Citigroup, la maggiore banca del mondo, dalla bancarotta e quando all’inizio del mese di aprile il G20 aveva ufficialmente confermato che si sarebbe fatto il possibile e anche l’impossibile per evitare il fallimente di un grande gruppo bancario e una crisi valutaria di qualsiasi Paese. Queste rassicurazioni hanno ridato fiducia alle borse, trainate al rialzo proprio dai titoli del settore finanziario che erano stati falcidiati nei mesi precedenti. Ma il rimbalzo dei mercati azionari si è via via trasformato in un rally senza precedenti che pone numerosi interrogativi.

Gli attuali corsi azionari sono compatibili solo con una forte ripresa dell’economia mondiale. Ad esempio, è stato calcolato che i prezzi delle azioni americane anticipano e sono sostenibili solo se l’anno prossimo vi sarà una crescita del 4% dell’economia statunitense. Se si escludono alcuni Paesi emergenti, non vi sono segnali di una forte ripresa economica. Addirittura alcuni dati sulla crescita del PIL devono essere presi con le pinze. Infatti, come sostiene Anantha Nageswaran della Julius Bäer, queste cifre sono positive solo perché vengono corrette tenendo conto del fatto che l’inflazione è negativa. In questo modo si oscura la realtà di una domanda ancora in forte contrazione.

Ad esempio, l’economia australiana è cresciuta nel secondo trimestre dell’anno dello 0,6% rispetto al primo solo grazie al fatto che i dati in termini reali del PIL sono stati aumentati per tener conto di una diminuzione dei prezzi che ha raggiunto il 2,2%. Inoltre, ed è ciò che più conta, la stabilizzazione dell’economia è in gran parte dovuta solo a misure di politica economica di carattere eccezionale che non possono essere continuate ancora per molto tempo.
Analogo discorso può essere fatto per valutare lo stato di salute del sistema bancario, risorto a nuova giovinezza grazie al cambiamento delle regole contabili che non obbligano più a iscrivere a bilancio i titoli tossici a prezzi di mercato.

Ma c’è di più: se si vanno ad analizzare i bilanci delle banche americane, come ha fatto l’economista della Julius Bäer, si scopre che le sofferenze (il volume dei crediti per i quali i debitori sono in forte ritardo nel pagamento degli interessi) stanno crescendo molto più rapidamente degli accantonamenti. La conclusione è che il volume delle perdite nascoste nei bilanci delle banche continua ad aumentare. Ciò dovrebbe creare non poca apprensione, dato che secondo il Fondo monetario internazionale il sistema bancario dovrà nei prossimi mesi raccogliere circa 1.700 miliardi di dollari per rispettare i requisiti minimi sui fondi propri.

Le borse non sembrano però curarsi di questi dati di fatto e continuano a salire spinte da un costo del denaro ai minimi storici e dalla grande quantità di liquidità immessa dalle banche centrali nel sistema bancario. Questi soldi, come mettono in evidenza le statistiche delle banche centrali, non vengono usati per elargire nuovi crediti e per far ripartire l’economia, ma circolano nei mercati finanziari e stanno producendo una nuova pericolosa bolla, destinata prima o poi a scoppiare.

Questa tesi è confortata dal comportamento prevalente oggi tra gli investitori. Sono pochi quelli che investono in azioni, poiché ritengono che i mercati debbano ancora salire. Sono invece in molti a ritenere che questo rally non durerà. Questi ultimi sostengono che bisogna cavalcare questa fase di rialzo, poiché gli altri strumenti di investimento non offrono rendimenti adeguati ed aggiungono subito che si sono protetti o che sono pronti a vendere immediatamente le loro azioni quando il mercato comincerà a scendere.

Si tratta di un comportamento caratteristico di ogni bolla finanziaria, che si scontra sempre con lo spiacevole dato di fatto che non è facile vendere azioni quando tutti vogliono vendere, se non accettando perdite elevate. Il momento della resa dei conti per le borse non sembra comunque vicino, ma più il mercato salirà più lo scoppio di questa nuova bolla costerà molto non solo agli investitori, ma all’intera economia.

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