INTERVISTA: BIOSEARCH TENTA DI RASSICURARE

12 Aprile 2001, di Redazione Wall Street Italia

Gli azionisti di riferimento di Biosearch non hanno intenzione di abbandonare la società: “hanno deciso di prolungare il lock up fino al 2004”, dice a WallStreetItalia Ermenegildo Beghè, CFO (direttore amministrazione e finanza) della società biotecnologica quotata alla borsa italiana.

Il lock up è il vincolo a non disimpegnarsi dalle proprie quote. Il periodo minimo obbligatorio è di un anno secondo le regole imposte al Nuovo Mercato da Borsa SpA, che gestisce Piazza Affari.

Biosearch è quotata da luglio 2000, quindi il lock up è destinato a valere obbligatoriamente fino al prossimo luglio. La decisione di rimanere uniti per altri tre anni è il segnale che l’azienda vuole dare al mercato, soprattutto dopo le voci di vendita da parte del fondo 3I, che detiene il 22%.

Mercoledì Biosearch ha chiuso la seduta a Piazza Affari con un calo dello 0,50% a €26. Nel luglio 2000, debuttò sul Nuovo Mercato, prima società biotecnologica a quotarsi in borsa, a €42,5.

Il grosso calo è avvenuto un mese fa: la batosta per Biosearch è stata data dall’annuncio della ritardata commercializzazione del suo farmaco di punta, la Ramoplanina, studiato per curare le infezioni batteriche ospedaliere accusate dai malati di cancro, indeboliti dalle cure chemioterapiche. Ancora l’8 marzo il titolo viaggiava intorno ai €41,70; il 13 marzo, all’indomani dell’annuncio, era sceso intorno ai €24,9.

“E’ stata data troppa enfasi a quel ritardo – dice oggi Beghè – è vero: la commercializzazione slitta di un anno, al 2004, ma i ritardi sono frequenti nel settore farmaceutico, non ho mai visto un’accelerazione sui tempi, e anzi un anno di ulteriore attesa per un farmaco come la Ramoplanina non è nemmeno troppo, considerando che l’intero processo di sperimentazione dura in genere 10-15 anni; quanto alle quotazioni del nostro titolo in borsa, non si può dimenticare che tutto il settore biotecnologico è caduto nel corso dell’ultimo mese. La faccenda del ritardo ha semmai aggravato la situazione, ma non è stata l’unica causa del ribasso”.

Oggi la Ramoplanina è nella fase più delicata della sua sperimentazione, quella sugli esseri umani: “si tratta di testarla su pazienti ammalati di cancro allo stadio terminale – osserva Beghè – e posso assicurare che anche il solo fatto di reperirli non è cosa semplice”. Infatti la consociata americana Intrabiotic, cui è stata data la licenza per lo sviluppo clinico del prodotto, ha rallentato proprio nella fase di arruolamento dei pazienti volontari. Di qui il ritardo: “ma ciò non cambia di una virgola la nostra convinzione nell’efficacia medica del prodotto; si tratta solo di attendere la fine della cosiddetta fase tre della sperimentazione”.

L’impoverimento del titolo può in qualche modo provocare problemi di liquidità per l’azienda? Il CFO di Biosearch assicura di no: “la società ha una forte liquidità che le permette di non essere condizionata da fattori come questo e di proseguire per la sua strada”. Biosearch ha allo studio anche un altro prodotto, che si chiama Dalbavancina, in fase di sperimentazione.

“Il problema – osserva l’analista di una primaria Sim che chiede di non essere citato – è che ogni anno in più che passa senza la commercializzazione di un farmaco è un anno in meno di diritti di brevetto, che durano in genere 12-15 anni, e ciò significa minori royalty che derivano dal lancio sul mercato”.

Biosearch conta anche di diversificare i suoi prodotti e ridurre i costi, dice Beghé. La costruzione di un impianto in Basilicata servirà per la produzione in proprio e su larga scala dei principi attivi, i mattoni che servono per la produzione di un farmaco. Ma Biosearch non ha voluto rivelare quando l’impianto, che al momento esiste solo sulla carta, sarà operativo.

L’impianto comporterà un investimento di €27 milioni, dei quali un massimo di €8,9 milioni verrà da contributi pubblici a fondo perduto e trasformerà Biosearch in una societa’ biofarmaceutica e non più di sola ricerca.

Nel 2000 l’azienda ha registrato una perdita di 348 milioni di lire su un fatturato di 21,8 miliardi di lire. Di questi: 10,8 miliardi di lire sono venuti dai contributi statali per la ricerca scientifica; 15,1 miliardi di lire dai milestone, cioè da quanto pagano le aziende licenziatarie al raggiungimento di obiettivi successivi; 4,6 miliardi di lire dalla vendita alle stesse aziende licenziatarie dei prodotti da testare nella fase di sperimentazione. La perdita operativo lordo è stata di 2,4 miliardi di lire.

Da Biosearch non giunge alcuna anticipazione sulla prima trimestrale del 2001, attesa per metà maggio, ma un messaggio implicito al mercato: “ora – dice Beghè – non solo noi ma anche le altre società biotecnologiche quotate devono acquisire credibilità sul mercato, visto il recente sbarco in borsa, e riuscire sulla base dei propri fondamentali”.

Al momento della Ipo gli azionisti per il 37,5% di flottante di Biosearch erano 18.000, spiega ancora il CFO, “e non erano soltanto i fondi a comprare, ma anche i piccoli azionisti”.

L’analista della primaria Sim osserva che il titolo non è del tutto adatto ai piccoli investitori: “il suo successo, come per quelli di altre società biotecnologiche, è legato alla commercializzazione di prodotti farmaceutici moderni con poteri curativi superiori a quelli attualmente sul mercato”.

La Ramoplanina, per esempio, ha l’80% di probabilità di arrivare sul mercato. “C’è dunque un rischio implicito – ammette l’analista – in ogni caso per società di questo genere non ha molto senso andare a vedere i risultati nel breve termine; quello che conta è capire cosa succederà più in là, nel 2004 o nel 2005”.

In ogni caso, come osserva Francesco Amici di Cofin Sim, “entro qualche anno i titoli biotecnologici saranno i protagonisti di un boom come quello che abbiamo visto qualche anno fa per i titoli Internet; sia pure con cautela vale la pena tenerli in portafoglio”.

Per ora Biosearch conta su un target “Neutral” assegnato da Intermonte con un target price di €45; su un rating “Buy”, cioè comprare, assegnato da Banca Imi a fine gennaio con un target price a €62,5; su un rating “Buy” assegnato da Societè Generale.