INTERNET: CROLLO DEGLI ISP. TISCALI TRA I GRANDI

11 Luglio 2001, di Redazione Wall Street Italia

L’anno scorso in Europa si contavano 4.000 Internet service provider (ISP). Migliaia di ISP si riversarono sul mercato europeo, alcuni con performance stellari come Freeserve PLC che in 4 mesi raggiunse il livello di 1 milione di utenti.

La ragione principale della scomparsa di migliaia di ISP è che non sono stati capaci di attrarre abbastanza utenti da coprire i loro costi per la connessioni telefoniche e di rete, ne di portare a casa dei guadagni in un momento difficile caratterizzato da un calo degli introiti da pubblicità e commercio elettronico.

Ma adesso, secondo uno studio di Cambridge telecom consultancy Analysys Ltd., dopo un’ecatombe di ISP, il mercato è saldamente in mano a ISP controllati da grossi gruppi telefonici nazionali.

La dura selezione ha portato ad un panorama più chiaro. Le sei società che emergono vincenti sono T-Online, di Deutsche Telekom, Tiscali, Wanadoo, di France Telecom, Terra Lycos di Telefonica, e AOL Europe, il ramo europeo di AOL Time Warner (AOL – Nasdaq). Tutte con alle spalle una grossa società telefonica, tranne Tiscali.

Secondo varie associazioni di consumatori europei, il minor numero di ISP ha comportato un calo della qualità del servizio e prezzi più alti.

Le socità dicono che stanno facendo del loro meglio per migliorare i servizi, ma è indubbio che stiano aumentando i prezzi. A gennaio Freeserve ha aumentato i suoi prezzi del 30%, T-Online ha fatto alzato i prezzi a marzo e altri grossi gruppi seguiranno il loro esempio a breve.

Inoltre, man mano che i piccoli ISP chiudono i battenti e la fetta di mercato dei grandi aumenta, i sopravvissuti avranno meno concorrenza e quindi meno fretta di offrire nuovi e migliori servizi ai loro utenti.

Intanto, i piccoli ISP come il francese Infosources e il britannico Virgin.net sono in vendita. Quei pochi che vengono comprati, spesso sono pagati molto pocol. Per esempio, Infosources è sul mercato per un franco francese più l’assunzione dei debiti metnre breathe.com è stata venduta a 1.8 milioni di sterline in azioni, contro i 50 milioni di sterline che ha speso per negli ultimi due anni.

Molti altri piccoli ISP spariranno nei prossimi mesi, tutte buone notizie per i grandi gruppi che rimarranno padroni del mercato senza la concorrenza dei piccoli fra i piedi.