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INSIDER IN FUGA DAI TITOLI DELL’ENERGIA

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(WSI) –
Per un marinaio, quando i topi abbandonano la nave è il momento di recitare le preghiere. A un investitore finanziario simili preoccupazioni sorgono quando i manager di una società, dei cui titoli hanno gonfio il portafoglio, iniziano a vendere quelle stesse azioni a mani basse. Si chiama insider selling e, quando prende piede, per il settore in questione è davvero un segnale preoccupante.

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In questo caso, la brutta sorpresa riguarda il comparto del petrolio. In base a un’analisi della casa di investimento americana Leuthold Group, stilata sui filing depositati presso la Sec, si è registrato in maggio il picco di insider selling, considerando un campione allargato di 142 società energetiche. A riprova di quanto questo indicatore non vada preso con leggerezza, la stessa Leuthold è corsa ai ripari abbassando all’1% la quota dei propri investimenti nell’energia, rispetto al 13% di due anni fa.

Ma l’analisi americana ha messo in luce un fuggi-fuggi ancora più violento se si restringe il plotone di aziende monitorate a quelle operanti nella raffinazione del petrolio. In questo caso, la vendita di azioni da parte dei manager ha segnato il record in luglio, in pieno rimbalzo del barile. In particolare, ad abbandonare la nave sono stati l’attuale presidente e l’ex amministratore delegato (e tuttora chairman) di Valero che nelle prime due settimane del mese hanno venduto titoli per oltre 30 milioni di dollari.

Anche il comparto del gas sembra aver sentito odor di bruciato: il top management di Xto Energy, nella sola prima settimana di luglio, ha venduto titoli per circa 35 milioni di dollari. D’accordo – si giustificano le società – quando la remunerazione dei manager comprende lauti pacchetti di stock option, c’è anche da attendersi realizzi consistenti. Insomma, quando il bottino è ricco, ci sta che i topi lascino la nave. Ma qualche dubbio si fa strada quando si tuffano in massa, come quelli del «si salvi chi può».

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