Inizia il conto alla rovescia. Silvio corteggia i moderati

13 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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Da Alessandro Sala del Corriere della Sera

(WSI)-«Abbiamo bisogno di tutto tranne che di una crisi al buio». E, in ogni caso, «chi ci vota contro tradisce il mandato ricevuto dagli elettori». Il governo non merita le critiche «pretestuose» con cui se ne vorrebbe giustificare l’uscita di scena «perché ha dimostrato di sapere guidare responsabilimente il Paese» anche nelle turbolenze della crisi economica.

Tuttavia, nel corso del suo intervento al Senato, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si dice pronto a valutare un aggiustamento del programma e a rivedere la squadra di governo, allargando fin da subito la maggioranza «a tutte le forze politiche che già si riconoscono nel Partito popolare europeo», l’Udc in primis. E per questo propone «un patto di legislatura a tutte le forze moderate del Parlamento».

APPELLO AI MODERATI – Il premier ha sparato tutte le cartucce a sua disposizione per persuadere i parlamentari a non votare la sfiducia all’esecutivo, alternando fermezza e ammiccamenti. E ha giocato soprattutto sulla fedeltà al mandato ricevuto dagli elettori nel 2008 rivolgendosi più volte e in prima persona a quei senatori e deputati che furono eletti sotto le insegne del Pdl.

In 31 minuti di discorso ha lanciato più di un appello ai parlamentari «ribelli», facendo perno sulla loro coscienza e sulla loro etica spiegando che «non possono sottrarre i voti degli elettori del centrodestra per andare a sommarli a quelli dell’opposizione».

Ha poi riepilogato una volta di più quelli che considera i successi dell’esecutivo, ricordando la «road map» delle prossime settimane e le riforme già in cantiere, a partire da quella sul federalismo, omaggio evidente ad Umberto Bossi che gli sedeva accanto. Ma proprio Bossi, a pochi minuti dalla fine dell’intervento, butta sul tavolo una sana dose di realismo: «E’ stato un ottimo discorso, ma con un solo voto di vantaggio non si potrà governare».

NIENTE CRISI AL BUIO – «I liberi Parlamenti sono chiamati a rappresentare e interpretare la volontà popolare, non a sostituirla – aveva detto iniziando il suo intervento -. In questo particolare momento di difficoltà per il nostro Paese tutti dobbiamo trovare il modo per essere uniti e fare l’interesse del Paese. Di tutto abbiamo bisogno fuori che di una crisi al buio».

«Nessuno deve agire come se la nostra democrazia possa essere ridotta a teatro di inconcludenti velleità – ha aggiunto -. A chi serve una crisi al buio? A cosa mira chi la pretende? Forse spera che dalla paralisi nasca un ribaltone? Tutto ciò è una vana speranza».

«LA ROTTURA NO» – Berlusconi si è poi rivolto direttamente ai parlamentari eletti nel Pdl nel 2008 «e oggi passati ad altri gruppi» che hanno sottoscritto la mozione di sfiducia: «Sono certo che ciascuno di voi, nel proprio intimo e nella propria coscienza, sa che il governo non ha tradito il mandato ricevuto dagli elettori, i vostri stessi elettori. Non è un caso che l’indice di consenso a questo governo sia quello più alto mai registrato, che sia l’unico tra i governi occidentali ad avere vinto le elezioni di medio termine».

Il capo dell’esecutivo ha fatto notare come l’Italia ha resistito bene agli scossoni provocati dalla crisi sulle economie internazionali e ha spiegato che se il nostro debito sovrano non è sotto attacco «è merito delle nostre politiche responsabili» e «solo chi è in malafede non lo riconosce». Ogni critica è possibile, ha aggiunto, «ma la rottura no».

«NON TRADIRE GLI ELETTORI» – Tutto si può fare, ha poi aggiunto, salvo tradire l’elettorato con quella che viene vista dal premier come «un’alleanza con la sinistra camuffata da governo di transizione», mediante la sottrazione di voti ottenuti dal Pdl e poi portati in aggiunta a quelli dell’opposizione del Pd e dell’Italia dei Valori. Berlusconi ha ricordato che «sono gli elettori che eleggono i leader e non i leader che si scelgono gli elettori» e ha ribadito che l’alternativa a questo governo può essere solamente il ritorno alle urne. Oppure, un voto di fiducia. «Che così motivato sarà segno di realismo e di chiarezza, eviterà una crisi al buio e aprirà una fase politica nuova». Tale voto «consentirà di completare le cinque linee strategiche approvate dal Parlamento il 29 settembre».

«PATTO DI LEGISLATURA» – Il leader del Pdl ha poi fatto appello all’unione delle forze moderate, si è detto pronto ad offrire a tutti i moderati del parlamento un «patto di legislatura» e questo «rinnovando quello che c’è da rinnovare nel programma e nella compagine di governo». Che potrebbe dunque essere allargato ad altre forze politiche, a partire da «tutte quelle che già ora si riconoscono nella famiglia del Partito popolare europeo». Il premier ha citato espressamente l’Udc e ha fatto aperture sulla modifica della legge elettorale, «fatta salva però la difesa del bipolarismo».

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