INGEGNERE FRANCESE METTE IN CRISI LE BANCHE

27 Gennaio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Non è panico, nel mondo bancario francese, ma quasi.

Anche se ufficialmente le autorità del credito inducono alla calma, è certo che la settimana appena conclusa ha dato più di un brivido sia ai dirigenti delle banche che ai trentaquattro milioni di francesi che utilizzano carte di credito.

Questo perché si è scoperto che la ‘carta blu’, la più sofisticata del mondo in quanto utilizza un microchip e non la banda magnetica, è in realtà facilissima da contraffare e far funzionare con qualunque codice. Naturalmente, una volta che ne sia stato violato il sistema di funzionamento.

A farlo è stato un ingegnere informatico di 36 anni, Serge Humpich, uno di quei geni per i quali le tele di ragno stampate sui microchips, l’informatica e gli algologaritmi non hanno segreti. E’ una storia per molti versi preoccupante, con qualche spetto comico ma alla fine anche un po’ patetica.

Le carte col microchip vennero introdotte in Francia nel 1992 e si dimostrarono subito superaffidabili: le frodi che fino a quel momento
avevano rappresentato lo 0,108% del giro d’affari crollarono allo 0,018%. Quel poco rimasto dovuto alla distrazione dei titolari delle carte, che le avevano perdute o se le erano fatte rubare insieme col codice personale di quattro cifre.

Il Gie,‘Gruppo d’interesse economico’ (riunisce 174 banche e per loro conto gestisce le carte di credito e i sistemi di sicurezza,) annunciò che era stata creata la carta a prova di contraffazione. E che, tra tutti i Paesi al mondo, l’aveva la Francia.

I dirigenti del Gie si lanciarono anche a spiegare il meccanismo di funzionamento: introdotta la carta nella macchinetta che distribuisce soldi o in quella di un commerciante, bisogna digitare il codice. Nel cervellone centrale un algologaritmo di 96 cifre controlla se codice e carta combaciano e dà l’autorizzazione al pagamento. Semplice e perfetto.

L’ingegnere Serge Humpich, che vive non lontano da Parigi in una fattoria piena di ogni diavoleria elettronica, intuì che per uno in vena di truffe il problema non era il mircrochip della carta, relativamente facile da riprodurre, ma l’algologaritmo.

Lavorò quattro anni e creò un microchip con il quale, battendo quattro cifre qualsiasi, l’algologaritmo risponde sempre che sono corrette e autorizza il pagamento.

Fosse stato un truffatore, avrebbe potuto fare quel che voleva e vuotare le banche. Ma Monsieur Serge è un tipo tranquillo, rispettoso delle leggi. Però mica scemo.

Dopo aver depositato la sua scoperta all’Ufficio brevetti, si rivolge a un avvocato di diritto industriale e gli da’ questo mandato: dica al Gie che il suo sistema di protezione delle carte è stato violato. Se vogliono spiego come si fa. Però la spiegazione me la debbono pagare bene.

L’ufficio legale del Gie prepara una bozza di contratto nel quale, si dice, all’ingegnere viene proposta una cifra intorno ai duecento milioni di franchi, pari a sessanta miliardi di lire.

Però prima vogliono essere sicuri che non si tratti di un pazzo. Gli consegnano quattro carte di credito vergini: ne faccia quello che vuole e dimostri quant’è bravo.

Lui ci lavora un giorno, poi se ne va in giro nelle stazioni della metropolitana di Parigi (dove il carnet di dieci biglietti può essere comprato con la carta blu) e in cinque posti diversi ritira centodieci biglietti gratis.

Profilo basso; avrebbe potuto lasciarli di stucco ritirando denaro, ha preso i biglietti della metropolitana. A quel punto lo hanno denunciato per truffa.

Indagini durate un anno, perquisizione nella fattoria, arresto.
Processo venerdì 21 gennaio scorso. A porte chiuse.

Lui si è difeso dicendo che il suo era puro interesse scientifico e non voleva truffare nessuno.

Il giudice lo ha zittito con questa frase: «Lei non parli. Qui ci va di mezzo la sicurezza nazionale». A dimostrazione che la faccenda è tremendamente seria e rischia di far saltare un intero sistema costato miliardi e che ogni anno muove milioni di miliardi.

Ma l’ingegnere Serge Humpich non è l’unico genio al mondo. Se il giochetto lo ha fatto lui, lo può fare anche qualcun altro. Magari meno onesto. E anche meno ingenuo.