INFLAZIONE VIRTUALE E CROLLO REALE

1 Dicembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Leon Zingales e’ collaboratore di WSI. PhD in Fisica, Dipartimento di Matematica, Università di Messina, gestisce anche il bel blog IlCignoNero e che ringraziamo. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Nell’ambito dell’attuale crisi sistemica necessita un radicale mutamento del paradigma di riferimento. Gli stessi concetti di inflazione e deflazione devono essere interpretati in una nuova luce. Sembra incredibile, ma i dati rivelano chiaramente che siamo di fronte ad una pericolosa coesistenza tra inflazione (nei mercati finanziari) e deflazione (nell’economia reale).

Bernanke durante la propria carriera accademica si è dedicato allo studio della crisi del 1929 ed ha chiaramente compreso come tale crisi sia stata enfatizzata dalla lentezza con la quale reagirono le autorità monetarie dell’epoca. Talvolta la vita gioca brutti scherzi: è divenuto presidente della FED in prossimità proprio dell’avvento di una possibile apocalisse finanziaria. Tutto può dirsi, eccetto che Bernanke non si sia mosso rapidamente (a prescindere dal giudizio sul suo operato). Non mi riferisco alle mosse sui tassi note al grande pubblico, ma ai comportamenti evidenziabili in base a quanto traspare dai bilanci della FED [1].

Fino al 2007 [2] il Reserve Bank Credit della FED (848 Miliardi di Dollari alla data del 27 Giugno 2007 [3] ) era praticamente eguale alla Currency in Circulation (alla medesima data 810 Miliardi di Dollari), ossia alla fondamentale componente della M1 che è un indice dell’inflazione nell’economia reale in quanto misura la somma tra la moneta in circolazione ed il denaro contenuto nei forzieri delle banche.

In seguito alla crisi finanziaria epocale, onde evitare il crollo, Bernanke ha utilizzato l?eterodosso Quantitative Easing stampando denaro ed acquistando asset tossici ingrossando in maniera smisurata il Reserve Bank Credit che alla data del 27 Novembre 2009 ha raggiunto il valore di 2190 Miliardi di Dollari [3]. Nel frattempo la Currency in Circulation è divenuta 920 Miliardi di Dollari. In pratica il Reseve Bank Credit è aumentato del 160% , mentre la Currency in Circulation solo del 13% (meno della media considerando il trend negli anni precedenti). Bernanke è probabilmente convinto di aver determinato una valida strada per temporeggiare (fornire denaro al sistema finanziario senza creare inflazione nell’economia), ma ha sottovalutato le conseguenze dell’aumento del bilancio della FED.

Bernanke, da illustre economista privo di conoscenze di fisica, ha ignorato il principio di conservazione dell’energia (in questo caso energia monetaria): l’immissione di liquidità non poteva non avere conseguenza. E’ vero che non ha determinato inflazione reale poiché l’inondamento è stato confinato nei meandri dell’economia finanziaria, ma ha implicato che i mercati finanziari (guidati dall?esplosione del Reserve Bank Credit) si muovessero come se vi fosse inflazione e lo stesso aumento dell’oro può essere interpretato come evidenza di tale inflazione virtuale.

A causa del processo di Quantitative Easing Bernanke ha dunque separato l’economia reale (in deflazione) dall?economia finanziaria (in inflazione). I due sistemi sono ora divergenti e le forze centrifughe sono controbilanciate soltanto dall’incremento del debito pubblico (che sta riducendo gli effetti drammatici della deflazione nell’economia reale). Ma il debito pubblico non potrà aumentare ancora per molto e fronteggiare i problemi crescenti sarà sempre più difficile.

[1] http://research.stlouisfed.org
[2] http://www.scribd.com/doc/23069551
[3] http://www.federalreserve.gov/releases