Inflazione spauracchio in Europa. La Fed pensa invece al lavoro

10 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

(WSI)- Oggi gli occhi saranno puntati sulle mosse della Banca di Inghilterra, che si riunirà alle 13 ora italiana, per decidere e comunicare al mercato la propria decisione, sia sui tassi di interesse che sulle manovre di Quantitative Easing. Quali sono le attese degli operatori? Tutto fermo, tassi allo 0.50% e QE a 200 miliardi di sterline. C’è un “però” da analizzare.

Come molti di voi sapranno, prima che si riunisca il board della BoE, si riunisce sempre l’SMPC, un comitato (Shadow Monetary Policy Committee) formato da 9 economisti (esattamente lo stesso numero dei membri votanti per la BoE) che si riuniscono, una volta al mese all’Istituto degli Affari Economici per discutere della situazione economica del Regno Unito e proporre alternative d’azione, tra le quali eventuali mosse sui tassi di rifinanziamento del sistema interbancario. Ebbene, nel meeting di febbraio l’SMPC si è espresso a favore di un rialzo dei tassi, con 5 dei 9 membri votanti che hanno votato a favore di questa decisione.

Il fatto che essi siano così specializzati sull’economia di sua maestà ci fa capire quanto possano essere importanti i pareri da loro espressi, ed il fatto che abbiano virtualmente alzato i tassi ci fa comprendere come le pressioni inflattive siano un problema che occorre considerare in maniera seria. Essa è infatti salita, portandosi al livello di 3.7%, al di sopra del target tollerato dal governo e che dev’essere fatto rispettare dall’istituto centrale, mentre i prezzi alla produzione industriale hanno continuato a salire, facendo aumentare i timori per possibili ulteriori pressioni inflazionistiche.

Il grosso problema è però che la crescita tarda ad arrivare e l’economia inglese, già zoppicante, potrebbe essere messa a dura prova dalle prossime evoluzioni. La BoE però, come detto, dovrebbe mantenere tutto invariato, convinta che tali pressioni siano caratteristiche del breve periodo, ma il fatto che l’SMPC si sia espresso così deve tenere alto il nostro livello di attenzione in quanto, nei prossimi mesi, la Boe potrebbe rivelarsi la Banca Centrale più aggressiva.

EurUsd – grafico 240 minuti

Le ripercussioni sul mercato valutario potrebbero sentirsi soprattutto sul cable che però presenta una situazione tecnica abbastanza precisa che andremo ad analizzare nella parte tecnica del nostro Morning Adviser. Dall’altra parte dell’oceano arrivano notizie relative a Ben Bernanke, che in un suo discorso ha rafforzato quello che ci è stato comunicato durante l’ultimo meeting del FOMC, difendendo la sua decisione di continuare a portare avanti il QE in quanto il tasso di disoccupazione sembra poter rimanere elevato ancora per tanto tempo (anche se ha smesso di dare dettagli sulle tempistiche necessarie a intravedere qualcosa di simile ad una normalizzazione, quantificate nel discorso tenuto venerdì scorso davanti al Senato in 4 o 5 anni).

Le imprese infatti risultano essere ancora riluttanti ad assumere personale, ma il fatto che negli ultimi due mesi il tasso di disoccupazione sia sceso e che il rapporto tra occupati e persone in età da lavoro sia salito, danno una buona base di ottimismo per i mesi che verranno, con gli acquisti di bond che dovrebbero aiutare a creare circa tre milioni di posti di lavoro.

Un’ultima occhiata alle commodity currencies che continuano la propria discesa contro il dollaro americano, avvicinandosi a supporti importanti. Parliamo di 0.7665 per il NzdUsd, 1 figura per l’Aussie e 0.9975 (resistenza) per il loonie.

Passiamo ora a dare uno sguardo ai grafici, non potendo che iniziare con le evoluzioni del più seguito eurodollaro.

In questo caso notiamo come la tendenza evidenziata successivamente al minimo di venerdì continui con una buona costanza. La trendline inferiore che racchiude questo movimento infatti è ancora valida e sino ad un ritorno dei prezzi al di sotto di 1.3660 è al riparo da estensioni ribassiste. Questo livello ottiene conferma, aumentando la sua importanza, anche dalla media mobile di breve periodo (su grafico con candele a 4 ore). Il livello invece da superare per dare sfogo ad una ripresa di euro è l’importante 1.3750, livello che ritorna di attualità dopo aver bloccato la salita della moneta unica alla fine di gennaio scorso.

Si sta rivelando piuttosto noiosa l’evoluzione del cambio UsdJpy. Questo nonostante i prezzi si trovino vicino ad un possibile cambiamento di rotta. Notiamo infatti come i giorni passino, i prezzi rimangano fermi, ma inesorabilmente la figura a triangolo a cui stiamo guardando con attenzione da giorni si stia restringendo: per le prossime ore i due livelli si trovano a 82.80 e 81.50. Data la vicinanza ci sono più probabilità che sia il livello di resistenza per primo ad essere provato, fermo restando che la figura, per essere confermata nella sua integrità e condurre i prezzi al di sotto di 80, deve essere rotta a ribasso.

Vediamo ora il cambio EurJpy, dove il ritorno al di sopra della resistenza chiave di 112.70 fa ben sperare per le future evoluzioni positive dei prezzi. Anche in questo caso è possibile racchiudere la tendenza grazie ad una precisa trendline di supporto, che per le prossime ore quasi coincide con il punto di rottura sopra descritto, 112.50. Troviamo quindi che il supporto è confermato da due fattori distinti. Tenendo questo il livello di arrivo è dato da 114 figura (il massimo degli ultimi due mesi e mezzo di scambi).

Il cable, nella tranquilla fase laterale in cui si trova da alcuni giorni (probabilmente in attesa della riunione di oggi) indica un preciso livello da considerare per le prossime ore: 1.6035, livello di minimo confermato dalla coincidenza di tre minimi messi a segno nell’ultima settimana. Al di sopra di 1.61 attendiamo la volatilità necessaria per completare la salita sino al primo livello obiettivo di 1.6175.

Passiamo ad osservare il franco che, nei confronti della moneta unica, continua a mostrare la sua debolezza avendo permesso al cambio di stazionare saldamente al di sopra di 1.31. Se osserviamo l’ultima tendenza ribassista del cambio da fine novembre (1.3675) ci rendiamo conto come il livello di massimo raggiunto ieri coincida esattamente con l’ultima percentuale utile di Fibonacci (61.8%) prima di un ritorno al punto di partenza. Così facendo abbiamo trovato il più importante livello di resistenza per assistere ad una nuova ripresa in salita del cambio: 1.6190.

l dollaro invece ha saputo approfittare meno dell’indebolimento del franco ritornando verso il punto di rottura di 0.9580-0.9600. Se la trendline di lungo dovesse tenere e non essere superata nelle prossime ore la tendenza in salita del cambio potrebbe rimanere valida.

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