Inflazione: Cia, la caduta dei prezzi sui campi ridà fiato ai consumi

23 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – La Cia (Confederazione italiana agricoltori), a commento dei dati dell’Istat, sottolinea le difficoltà dei produttori agricoli che, nel 2009, hanno registrato un crollo record (meno 25,3 per cento) dei redditi. La caduta verticale dei prezzi sui campi frena ancora una volta la corsa degli alimentari al dettaglio e permette una ripresa, seppur lieve (più 0,6 per cento) dei consumi. E’ quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati Istat sull’inflazione, che nello scorso mese di gennaio proprio per gli alimentari non registra alcun incremento rispetto a dicembre e appena un più 0,3 per cento nei confronti dello stesso periodo dello scorso anno. Il crollo delle quotazioni alla produzione agricola (meno 13,5 per cento nel 2009) hanno così contribuito a contenere l’inflazione, ma questo ha avuto riflessi fortemente negativi per i produttori agricoli che -sottolinea la Cia- hanno visto una discesa record dei redditi (meno 25,3 per cento lo scorso anno), determinata anche dalla crescita incessante dei costi produttivi, contributivi e burocratici. La Cia fa notare che risultano in forte calo le quotazioni all’origine per i vini (meno 15,8 per cento), per la frutta (meno 15 per cento), per i cereali (meno 10,6 per cento, con punte del 20-30 per cento per il grano duro), per gli oli di oliva (meno 8,4 per cento), per gli avicoli (14,4 per cento), per i suini (meno 7,9 per cento), per i lattiero-caseari (meno 4,9 per cento), per i bovini (meno 0,8 per cento) e gli ovicaprini (meno 0,4 per cento). Il calo dei prezzi agricoli alla produzione -rileva la Cia- oltre a bloccare molti listini sugli scaffali, ha trascinato al ribasso anche diversi prodotti al dettaglio. Tra questi, la frutta, che segna una flessione tendenziale dell’1,1 per cento, il latte, i formaggi e le uova, che calano sugli scaffali dello 0,6 per cento, gli oli e i grassi, che segnano, addirittura, una flessione del 3,2 per cento. Incrementi marginali si hanno, invece, per il pane e altri derivati dei cereali (più 0,1 per cento).