INFLAZIONE:
NEGLI USA NON
FA PAURA

16 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance.

I prezzi alla produzione del mese di ottobre in termini di indice generale hanno registrato la più elevata variazione mensile dal 1990, risultando al di sopra delle attese anche con riferimento alla componente core.

Gran parte del forte rialzo dell’indice generale è da attribuire al rialzo del prezzo del greggio, che si è riflesso in un incremento del prezzo della benzina (+17,3%), del combustibile da riscaldamento (+17,9% m/m) e dell’elettricità (+2,3%).

Più in generale è stato forte l’impatto del rialzo delle materie prime: il relativo indice PPI al netto della componente energetica ed alimentare ha segnato un recupero del 5,4%. Ricordiamo che nel mese di ottobre, l’indice CRB sulle commodity ha segnato il record degli ultimi 23 anni.

Infine è da segnalare anche il recupero dei prezzi alla produzione nel settore delle costruzioni (+2,7%), verosimilmente influenzati dall’effetto uragani.

Di conseguenza si può sinteticamente concludere che gran parte del rialzo del PPI è da attribuire all’effetto rialzo dei prezzi delle commodity. Notiamo però che l’impatto di tale componente (misurata attraverso il PPI core relativo al settore commodities ex food and energy) sull’indice core è stato piuttosto limitato nel tempo.

Anche ad ottobre il tendenziale core del PPI si è posizionato all’1,8% dall’1,9%. Di conseguenza, essendo la Fed molto più focalizzata sull’andamento degli indici core sui prezzi, il rialzo di questo mese non dovrebbe comportare una modifica dell’atteggiamento moderato nella conduzione della politica monetaria, a meno di riflessi più marcati in termini di indici dei prezzi finali, in particolare il PCE core (parametro di riferimento della Fed).

Al momento però sembra alquanto improbabile immaginare ripercussioni consistenti sui prezzi finali, dato il basso potere sui prezzi da parte delle aziende Usa. Di conseguenza l’effetto più marcato dovrebbe interessare la compressione dei margini di profitto.

Inoltre le aziende stesse potrebbero essere maggiormente impegnate a riequilibrare il fattore esogeno del rialzo dei costo legato alle commodity, con il contenimento dei costi legati invece a fattori endogeni, primo fra tutti il costo del personale.

Di conseguenza, il mercato del lavoro potrebbe continuare a manifestare recuperi meno che proporzionali rispetto all’andamento generale della crescita. In termini assoluti nei prossimi mesi potremmo assistere comunque a sensibili incrementi di posti di lavoro. Ma la componente temporanea potrebbe assumere un peso crescente, come riflesso della maggiore oculatezza nella gestione del costo del personale, tenuto appunto a bilanciare in parte il rialzo del prezzo delle materie prime.

L’atteso aumento di occupati (soprattutto in chiave temporanea) è ricollegabile anche alle buone aspettative sull’andamento delle vendite natalizie, secondo quanto ad esempio dichiarato oggi dal Ceo di Wal Mart, la più grande catena di distribuzione al mondo.