INDIZI DI BIPOLARISMO BANCARIO

30 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Come non si stanca di dire il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, le banche italiane devono cambiare, se non vogliono che i cambiamenti siano loro imposti dall’esterno.

Questa settimana una prima novità diventerà ufficiale, dopo gli ultimi accorgimenti difensivi contro sorprese spagnole, col via libera alla Santa Intesa. In un sistema bancocentrico è naturale giocare a intuire negli equilibri interni ai colossi bancari i riflessi o il collante degli equilibri nella maggioranza di governo, con l’Intesa del professor Bazoli più vicina al professor Prodi e il San Paolo del filo Ds Pietro Modiano più amico del mondo dalemiano.

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La recente acquisizione egiziana da parte della banca torinese è stata certo applaudita da Prodi, ma fonti ben informate dicono sia stata anche diplomaticamente auspicata da D’Alema. Dagli equilibri alle strategie il passo è breve: così non stupisce la notizia, per la verità non enfatizzata, che il San Paolo Imi ha appena siglato un accordo consortile con la LegaCoop che “permetterà alle società cooperative associate di beneficiare di finanziamenti a medio-lungo termine finalizzati a supportare piani di investimento”.

Rinsaldato il fronte interno, la Santa Intesa guarda all’estero, coltivando “il progetto di una società per la gestione del risparmio paneuropea” che unisca le attività di “Intesa, Eurizon, Credit Agricole e Caam”. Chi è già forte oltreconfine e potrebbe guardarsi attorno per rafforzarsi in casa è l’Unicredit di Alessandro Profumo, che a sua volta è alleato quasi naturale del presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, in Mediobanca, cioè nel crocevia di ogni tregua, guerra o pace bancaria.

CapiUnicredit per ora è soltanto una suggestione, ma l’alleanza potrebbe colmare le debolezze della grande Unicredit e della medio-grande Capitalia, bilancerebbe il peso della Santa Intesa, stabilizzerebbe il sistema e magari fornirebbe strategie alternative. Due giorni fa la Stampa di Torino annunciava: “E’ cambiato il vento… due grandi, Unicredit e Capitalia, hanno aperto linee di credito dedicate alle piccole imprese”.

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