INDICI USA SULLA PARITA’ A META’ SEDUTA

5 Giugno 2003, di Redazione Wall Street Italia

Dopo un’apertura negativa, le borse americane recuperano terreno e al giro di boa viaggiano attorno alla parita’.

Il Nasdaq e’ stabile sopra i 1.600 punti; il Dow si muove sopra i 9.000. Ricordiamo che ieri l’indice industriale aveva chiuso sopra quota 9.000 per la prima volta dallo scorso agosto.

Secondo Richard Dickson, di Lowry Research, “nonostante gli indici azionari siano chiaramente in ipercomprato, in assenza di un forte aumento della pressione di vendita e di un calo del potere d’acquisto, i mercati hanno ancora spazio per correre, con qualche piccola, insignificante pausa di riflessione”.

Ma non tutti sono cosi’ ottimisti. “Piu’ il rally continua senza sosta, piu’ aumentano le probabilita’ di un pesante sell-off”, dice al sito CBSMarketWatch.com Alan Ackerman, market strategist di Fahnestock and Co., che giudica “salutare” un ritracciamento.

Alle 18:00 italiane (le 12:00 ora di New York) al New York Stock Exchange erano stati scambiati 627 milioni di pezzi, mentre al Nasdaq ne erano passati di mano 1.010 milioni. Al Nyse i titoli in rialzo erano 1.679, contro 1.461 in ribasso, mentre al Nasdaq il rapporto era di 1.492 a 1.425. I nuovi massimi al Nyse erano 326, contro 0 nuovi minimi, mentre al Nasdaq il rapporto era di 194 a 4. L’indice della volatilita’ implicita VIX segnava un rialzo del 3,78%, a 23,33 punti. Al mercato obbligazionario, il rendimento sulla scadenza a 10 anni (TNX), benchmark della categoria, si attestava al 3,261%, mentre quello sulla scadenza a 2 anni era all’1,204%. Da segnalare che il rendimento sui titoli a 2 anni continua a muoversi sotto il tasso sui Fed Fund, un evento verificatosi solo altre cinque volte negli ultimi 14 anni e seguito in ciascuna occasione da una revisione al ribasso del costo del denaro.

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La decisione della Bce di tagliare i tassi di 50 punti base, portandoli ai nuovi minimi storici (2,00%), non ha deluso il mercato, ma non ha neanche portato quella ventata di ottimismo che alcuni si aspettavano. Come spesso succede, gli investitori hanno preferito prendere profitto sulla notizia dopo aver comprato sulle attese nei giorni scorsi. Lo stesso e’ accaduto al mercato valutario, dove l’euro e’ tornato a crescere nei confronti del dollaro, arrivando a sfiorare quota 1,19.

Da segnalare che il costo del denaro in Europa e’ tornato ai livelli piu’ bassi dal 1948, ai tempi del Piano Marshall, cioe’ degli aiuti per la ricostruzione post-bellica.

Aumentano ora le probabilita’ di un taglio da parte della Federal Reserve. I future sui Fed Fund danno al 93% una riduzione di 25 punti base alla riunione del 24-25 giugno, che porterebbe i tassi all’1%.

Negative le indicazioni provenienti dal fronte macroeconomico. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono risultate decisamente superiori alle previsioni (442.000 unita’, contro le 421.000 stimate) e la media mobile a quattro settimane e’ tornata a salire. E’ la sedicesima ottava consecutiva che il dato settimanale si attesta sopra le 400.000 unita’, soglia di demarcazione tra un mercato del lavoro in espansione e uno in contrazione. Gli operatori attendono ora con trepidazione il report sulla disoccupazione di maggio, in calendario domani prima dell’avvio delle contrattazioni.

Hanno deluso nettamente le stime anche gli ordini alle fabbriche di aprile (-2,9% contro il -1,8% atteso, il calo maggiore dal novembre 2001), ennesima conferma che nel quarto mese dell’anno l’economia a stelle e strisce ha registrato un forte rallentamento.

A livello settoriale, da segnalare la brutta performance dei semiconduttori (SOX), sulla scia di Intel (INTC – Nasdaq), che dopo la chiusura dei mercati presentera’ il consueto aggiornamento di meta’ trimestre, dal quale gli investitori sperano di ottenere indicazioni sulla ripresa dell’hi-tech. Acquisti invece su biotech (BTK), oro (GOX), finanziari (DJ_FIN) e retail (RLX).

Hanno suscitato preoccupazione le dichiarazioni dell’a.d. di Microsoft (MSFT – Nasdaq), Steve Ballmer, secondo cui il gruppo dovra’ fronteggiare “difficili sfide” nel breve e medio termine per via della concorrenza dei “free” software, tra cui Linux (RHAT – Nasdaq).

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