India: Scambi con l’informatica italiana

14 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

L’informatica made in Italy sbarca in India. Per la prima volta una delegazione d’imprese di settore infatti partecipa a una missione ufficiale all’estero del Governo italiano, in agenda dall’11 al 14 febbraio scorsi. Novità sottolineata dall’agenda della missione, che prevede un itinerario distinto per le imprese dell’Ict, che incontrano le autorità e imprenditori indiani del settore a Bangalore e Mumbai. “Affrontare i grandi mercati dei Paesi emergenti come quello del subcontinente indiano significa per le aziende impegnarsi in nuovi processi organizzativi, d’ingegnerizzazione, logistici, di marketing, in cui gli strumenti dell’innovazione e dell’Ict giocano un ruolo fondamentale”, spiega Ennio Lucarelli che, in qualità di presidente di AiTech-Assinform di Confidustria Servizi Innovativi e Tecnologici guida la recente delegazione. La nostra presenza in India vuole significare che l’informatica italiana è pronta a diventare lo strumento strategico per il rilancio dell’export e il radicamento del made in Italy all’estero. Allo stesso tempo il confronto con il settore Ict indiano, uno dei maggiori esportatori mondiali di software, costituirà una stimolante opportunità per l’Ict italiano di verifica delle sue potenzialità di lavorare entro una cornice ampia di cooperazione internazionale e incrementare i propri scambi con l estero”. Ai protagonisti dell’Ict indiano, AiTech-Assinfom propone, oltre a partenariati fra le imprese per lo sviluppo di soluzioni applicative per le Pmi e per settori industriali importanti per entrambi i Paesi, di realizzare una sede permanente di confronto sui temi dello sviluppo tecnologico e creare un canale di scambio di laureati nelle materie scientifiche legate all Ict. Intanto a Mumbai in India si chiude con un grande successo Vinitaly, la manifestazione di riferimento dell’universo enologico nazionale e internazionale che tocca Nuova Delhi il 17 e 18 gennaio scorsi. All’inaugurazione dell’evento sono presenti i due principali importatori del Paese, Brindco e Sonarys, che da soli coprono l’80 per cento del mercato enologico indiano, oltre alle più importanti catene alberghiere, da Sheraton a Oberoi, Hyatt, Meridien, Taj e Kempiski. Sono questi i luoghi dove un’altissima percentuale del vino di importazione viene consumato, dal momento che gli alberghi internazionali risultano ad oggi gli unici esentati dall’applicazione dei pesanti dazi (che vanno dal 150 al 250 per cento) di norma applicati dalle autorità indiane agli alcolici. Questo interesse è un buon segnale per il vino italiano, presente a Vinitaly India con una cinquantina di aziende export oriented, tutte decise a farsi spazio in un mercato giovane, ma molto promettente e di enormi dimensioni.