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India: Prodi chiede un mercato più aperto

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L’Italia si candida a essere “la porta d’accesso” per l’India in Europa, ma Delhi per cogliere le occasioni della globalizzazione deve fare la sua parte aprendo di più il mercato. Così il presidente del Consiglio, Romano Prodi, chiude i lavori della prima tappa della missione in India del Sistema Italia.
“Abbiamo cominciato un viaggio verso il mercato globale e l’India fa parte di questa strategia”, evidenzia il premier, sottolineando l’impegno del Governo e delle istituzioni per le imprese che vogliono investire nel Paese asiatico. “Ma vorrei chiedere uno sforzo analogo a quelle indiane: anche per voi l’internazionalizzazione è una realtà – aggiunge – anche voi dovete crescere sui mercati internazionali, in Europa che è il primo partner commerciale indiano”.
Secondo il ministro del Commercio internazionale, Emma Bonino, “siamo sulla via giusta” per far lievitare l’interscambio tra l’Italia e l’India, ma “il rafforzamento del commercio internazionale e degli investimenti italiani necessita anche – rimarca – di una maggiore apertura del mercato indiano”. Bonino sollecita, dunque, “una sostanziale riduzione degli ostacoli al commercio e agli investimenti produttivi, nuove regole per l’accesso al mercato e un sostanziale abbattimento delle tariffe indiane sui prodotti che arrivano dall’estero”.
I dazi all’import in India sono in media del 35 per cento, con punte fino all’80 per cento, come nel caso dei vini. La strada indicata dalla Bonino è quella di accelerare i negoziati per un accordo di libero scambio tra Ue e India e, in un orizzonte più vasto, quelli del Doha Round, in ambito Wto (organizzazione mondiale per il commercio).
Sul problema delle tariffe e della burocrazia indiane si sofferma anche il presidente della piccola industria di Confindustria, Giuseppe Morandini. “In questa due giorni a Calcutta – afferma – abbiamo toccato con mano le opportunità di business, ma anche i problemi che ancora pesano sulle merci in ingresso, le rigidità sugli investimenti e l’inadeguatezza delle infrastrutture. La vostra burocrazia – aggiunge Morandini – non ha nulla da invidiare alla nostra e questi problemi incidono tanto più quanto più piccole sono le imprese”.
Sulla stessa linea le dichiarazioni del direttore generale della Abi (Associazione bancaria italiana), Giuseppe Zadra. “Certamente siamo molto interessati – dichiara – alla rimozione delle restrizioni per l’apertura di succursali, al trattamento fiscale discriminante nei confronti delle banche estere e ai limiti imposti sull’acquisto di partecipazioni in banche indiane”. Esiste in India un tetto massimo del 20 per cento sulle partecipazioni che le banche estere possono detenere complessivamente in un intermediario locale pubblico. Zadra ricorda poi l’ampio sostegno che il sistema bancario italiano offre alle imprese nelle loro iniziative commerciali e di investimento sul mercato indiano. “L’industria bancaria italiana ha stanziato un plafond destinato all’operatività commerciale e finanziaria con l’India di circa 2,6 miliardi di euro – sottolinea – del quale è stato utilizzato solo il 40 per cento”. In India sono presenti oggi sei tra i maggiori gruppi bancari italiani e a questi si aggiungerà “a breve un nuovo ufficio di rappresentanza di Banca di Roma a Mumbai – conclude Zadra – mentre Mps ha in programma l’apertura di un secondo ufficio di rappresentanza a Nuova Delhi”.
a. d. r.