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India: Made in Italy, boom interscambio 2000-06

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Tra il 2000 e il 2006 il valore dei flussi di interscambio commerciale dell’Italia con l’India aumenta dell’83,5 per cento per le importazioni e del 115,5 per cento per le esportazioni. I dati emergono da un approfondimento dell’Istat in vista della missione italiana in India della settimana prossima. “Il deficit commerciale dell’Italia nei confronti dell’India – si legge nel rapporto – si è ampliato da 619 a 814 milioni di euro. Tuttavia tra il 2000 e il 2006 il saldo normalizzato tra i due Paesi è migliorato, passando dal meno 23,5 per cento al meno 15,8 per cento”. L’incidenza delle esportazioni dell’Italia verso l’India sul complesso delle vendite dell’Italia verso i Paesi extra Ue “passa tra il 2000 e il 2006 dall’un per cento all’1,6 per cento”.
Considerando il valore delle vendite all’estero dell’Italia per Paese di destinazione, a livello complessivo, nel 2006 (periodo gennaio-novembre), indica il nostro istituto di statistica, “l’India risulta al trentatreesimo posto (nel 2000 ricopriva il quarantunesimo posto). Con riferimento ai soli Paesi extra Ue, l’India figura nel 2006 al diciottesimo posto come Paese di sbocco delle esportazioni italiane (ventiquattresimo nel 2000)”. Nel periodo 2000-06, si legge ancora, “le nostre esportazioni verso i Paesi extra Ue sono aumentate del 5,3 per cento medio annuo, mentre quelle verso l’India hanno registrato una crescita del 19,2 per cento. Nel 2006, rispetto al 2005, le esportazioni dell’Italia verso l’India sono aumentate del 29,2 per cento mentre le importazioni sono cresciute del 35,6 per cento”.
Dal lato delle importazioni, nel 2006 il settore maggiormente rappresentativo è quello dei prodotti dell’industria tessile e dell’abbigliamento, con una quota sul totale degli acquisti del nostro Paese dall’India del 30,3 per cento (34,1 per cento nel 2000). Seguono, indica l’Istat, i metalli e prodotti in metallo (15,2 per cento nel 2006 e 7,7 per cento nel 2000) e il cuoio e prodotti in cuoio (10,8 per cento, rispetto al 10,7 per cento nel 2000).
“La struttura settoriale delle esportazioni appare più concentrata rispetto a quella delle importazioni. Nel 2006 le vendite di macchine e apparecchi meccanici rappresentano ben il 42,4 per cento delle vendite complessive dell’Italia in India (41,8 per cento nel 2000). Al secondo posto troviamo gli apparecchi elettrici e di precisione (13,5 per cento nel 2006 e 9,7 per cento nel 2000), seguono i metalli e prodotti in metallo (13,4 per cento, dal 7,6 per cento nel 2000)”. Nel 2006, 5.724 operatori possono essere considerati micro-esportatori in quanto ognuno realizza sul mercato indiano vendite per un valore annuo inferiore ai 75mila euro, coprendo appena il 4,8 per cento del totale delle esportazioni italiane realizzate nel Paese asiatico.
Considerando il valore delle vendite, nel 2006 gli operatori che dichiarano di esportare beni per un valore superiore ai 5 milioni di euro annui sono 58 (pari allo 0,7 per cento del totale degli esportatori), con una quota sul complesso delle esportazioni pari al 34,7 per cento. Gli operatori la cui classe di fatturato all’export è compresa fra i 2,5 e i 5 milioni di euro sono 89, coprono il 15,1 per cento del totale delle esportazioni dirette verso il Paese asiatico, con una quota sugli operatori pari all’1,1 per cento. La quota relativa agli operatori con fatturato esportato in India compreso tra 750mila e 2,5 milioni di euro (sono 366) si attesta al 4,5 per cento nel 2006, mentre il peso in termini di valore esportato da tale classe è pari al 22,9 per cento. La fascia tra 75mila e 250mila euro comprende 1.285 imprenditori, con una quota di esportazioni dell’8,5 per cento.