India: assassinata imprenditrice, combatteva la corruzione

20 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Morire per aver fatto ricorso alla legge. L’ultima vittima della corruzione in India è un’imprenditrice trentottenne, Shehla Masood, messa a tacere con una pallottola dopo che decine di minacce non l’avevano convinta a desistere. Il suo reato? Aver utilizzato il Right to Information Act indiano per denunciare la corruzione che da tempo le impediva di vincere alcuni contratti governativi.

Approvata circa sei anni fa dal Primo ministro Manmohan Singh, questa legge si sta rivelando uno strumento molto potente per svelare quanto di marcio c’è nella politica e nel modo con cui gli affari vengono condotti nel paese. Circa 529.000 richieste sono state avanzate solo nei primi tre mesi del 2011, a volte l’esito e’ stato positivo e si e’ arrivati al licenziamento dei funzionari pubblici. Altre volte, come nel caso di Shehla, si sono rivelate invece un’arma a doppio taglio. Sarebbero circa gia’ 12 le vittime dal gennaio 2010.

“È una tragedia che queste persone siano dovute morire, ma rappresentano un segnale di come la legge sia uno strumento potente”, ha detto Subhash Agrawal, commerciante di calzature a Nuova Delhi, che con successo ha manifestato perché le proprietà dei potenti venissero rese pubbliche, secondo l’Information act. “Si tratta di una delle leggi più importanti dall’indipendenza del paese. Sta facendo meraviglie per esporre la corruzione e questo non farà che migliorare la performance dell’economia”, ha commentato.

La crescita economica del paese è stata infatti ostacolata dall’alto livello di corruzione, con variazioni del Pil che avrebbero potute essere a livelli della Cina (oltre il 9%), secondo un recente sondaggio condotto dalla società finanziaria Kpmg su diversi direttori d’azienda indiani. Stando ai dati del Fondo monetario internazionale, nell’ultimo decennio il ritmo di crescita è stato in media del 7,5%.

Questa legge sta portando i primi risultati, avendo contribuito, tra le altre cose, all’arresto del capo di governo dello stato del Maharashtra, di cui Mumbai è capitale, e di tre membri del comitato organizzativo dei Giochi del Commonwealth 2010.