In un libro 15 consigli per riuscire a fare imprenditoria in Italia

3 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Un giovane studente di architettura che lancia una start-up del web per scaricare suonerie dei cellulari quando ancora Internet e’ appena in fasce. Un dipendente inesperto che coraggiosamente prende il timone della sua azienda sull’orlo del fallimento, riuscendo a invertire rotta e rilanciare il gruppo di distillazione a livello internazionale. E ancora l’incontro di due persone di talento, la cui idea nata per gioco ha portato alla nascita di una casa di produzione cinematografica indipendente. Progetti a dir poco ambiziosi in alcuni dei tanti settori in crisi dalle nostre parti.

Sono solo un assaggio delle quindici storie di imprenditori di successo modellate in consigli per fare business in Italia, nonostante l’Italia. Nel tessile, nell’alimentare, nell’hi-tech, nel retail e nell’arte, il nostro paese e’ pieno di storie di successo che proprio visti i tempi difficili in cui versa tutta l’Europa val la pena ripercorrere.

Scritto da Giampiero Cito e Antonio Paolo, due pubblicitari, esce in librearia un volume che ha l’obiettivo di ridare speranza a chi vuole lanciarsi nell’impresa ostica di realizzare un progetto imprenditoriale.

Mad in Italy (“Pazzo in Italia”) e’ rivolto sopratutto a chi crede ancora nella forza di un’idea e nella possibilita’ di fare impresa in questo paese. I consigli del testo “sono corredati di esempi, casi di successo, di coraggio, di intraprendenza, di lungimiranza, di creatività imprenditoriale”, dice il comunicato stampa.

Si tratta di storie scritte non da venture capitalist o consulenti di gestione aziendale, ma dal Milc di Siena, l’agenzia di comunicazione che ha ideato e animato il progetto social Mad in Italy. Si, perche’ prima ancora che un libro, era un’avvenutra nata in Rete, che ha consistito nel prendere una manciata di imprenditori, tanto folli da pensare di mantenere le loro “creature” in Italia, e sbatterli sulla prima pagina di un portale creato ad hoc.

Mad in Italy non dovrebbe essere solo un vademecum indispensabile per gli aspiranti imprenditori, ma anche un promemoria per alimentare la fiducia di quelli piu’ navigati, in quanto unisce ai consigli pratici piu’ basilari per districarsi nella ragnatela della burocrazia italiana, storie positive di esperienza di vissuta. Indicazioni che, per lo meno nelle intenzioni degli autori, saranno utili “per riappropriarsi di uno spirito che si sta smarrendo: rivitalizzare l’Italia con le idee“.

“Non abbiamo voluto semplicemente raccontare la nascita e l’evoluzione del nostro progetto – il portale gratuito Mad in Italy – ma abbiamo voluto tradurre le esperienze e gli incontri avuti con gli imprenditori, con gli studenti, con i docenti, con i professionisti, con le tante storie d’impresa, in quindici semplici consigli che ci sentiamo di voler condividere con chi non si vuole ancora dare per vinto”, raccontano gli autori.

GLI IMPRENDITORI IN CAMICIA DI FORZA

Ritratti in camicia di forza, gli imprenditori che hanno partecipato al progetto hanno raccontato la storia della nascita e della realizzazione della propria idea d’impresa.

Tra le storie “Mad” c’è quella di Paolo Barberis, fondatore di Dada, che sedici anni fa, ancora studente di architettura, decise di avventurarsi insieme a tre compagni di università nel mondo del web.

Uno spirito innovativo che ha contagiato anche l’avventura imprenditoriale di Simone Bachini e di Arancia Film, casa di produzione cinematografica indipendente, quella de “L’uomo che verrà”, nata dall’incontro di due talenti e dal coraggioso sviluppo di una loro idea.

Un altro esempio di “Impresa Mad” è rappresentato da Aurelio Barbieri. Già dipendente della Frilli Impianti, società di distillazione, alla fine degli anni Ottanta, prese il timone dell’azienda, quando il fallimento era ormai imminente, riuscendo a invertire la rotta e, in seguito, a rilanciare il gruppo a livello internazionale. Anche Danilo Ragona è uno dei protagonisti del progetto Mad in Italy.

Il genio torinese, che ha posato come i suoi colleghi in camicia di forza, in pieno stile Mad in Italy, ha reinterpretato le esigenze delle persone disabili, fondendo i concetti di bellezza e funzionalità in un prodotto industriale, fino a riuscire nell’impresa Mad di realizzare la propria sedia a rotelle “B-Free Multifunction”. Un prodotto Mad sia dal punto di vista estetico sia da quello funzionale, che gli è valso il prestigioso “Odisseo 2008 per l’interfunzionalità e l’innovazione” dell’Unione Industriale di Torino.

Hanno guardato oltre, scegliendo di fare un tuffo nel passato per offrire un gelato senza additivi, dal gusto semplice e pulito che portasse ad antiche memorie, Federico Grom e Guido Martinetti, inventori del marchio Grom.

Prima donna a indossare la camicia di forza, Anna Ferrino, ha raccontato per Mad la storia del celebre marchio leader nella progettazione e realizzazione di prodotti e accessori per l’alpinismo e l’outdoor.

Una sfida vinta anche dal presidente della cooperativa “Placido Rizzotto” e del consorzio “Libera terra Mediterraneo” Gianluca Faraone, imprenditore in una terra “difficile”, che ha saputo far crescere un progetto d’impresa, liberando il mercato del lavoro e della produzione agricola dal sistema mafioso.

Ha combattuto per migliorare l’ambiente, invece, Alberto Bertone, presidente e ceo di Fonte di Vinadio, l’azienda che imbottiglia e commercializza l’acqua minerale Sant’Anna, che in poco più di dieci anni è riuscita a scalare i vertici nel mercato dell’oro blu e ha iniziato a battere la strada dell’ecosostenibilità, arrivando al lancio della bio-bottle: la bottiglia fatta di nuovo tipo di materiale smaltibile in discariche industriali in 80 giorni senza lasciare residui.

Artigianalità e attenzione per il proprio territorio sono di casa nella storica attività di Paluani: azienda dolciaria che ha costruito la sua fortuna scegliendo di affidarsi a pasticceri e fornai per portare sulle nostre tavole un prodotto fatto in maniera artigianale, solo sfornato in una pasticceria un po’ più grande.