IN ITALIA OLTRE 700MILA FAMIGLIE SUPER RICCHE

20 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

La congiuntura negativa non tocca i “super ricchi” che anzi, in un contesto difficile, riescono ad approfittarne, sfruttando speculazioni immobiliari e le opportunità di mercati esteri più dinamici. Un effetto considerato usuale dagli economisti che però, anche nel 2006, ha fatto lievitare il numero delle famiglie con un patrimonio finanziario superiore ai 500 mila euro (immobili esclusi).

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Secondo due studi realizzati dall’associazione italiana private banking, l’università cattolica, l’Asam e la Pricewaterhouse infatti il numero delle famiglie con un patrimonio superiore a tale cifra è pari a 712mila contro le 692mila del 2005 (+2,9%) e le 646mila del 2004, mentre il mercato complessivo del private banking è salito a quota 820 miliardi (+4,3% rispetto ai 786 miliardi del 2005, mentre nel 2004 la quota era pari a 710 miliardi). Un incremento questo dovuta essenzialmente alla crescita degli asset già esistenti, mentre solo 10 miliardi di euro sono ascrivibili all’ingresso di nuovo denaro.

Secondo dati del 2004 inoltre il patrimonio finanziario totale (anche immobili) delle famiglie ‘super ricche’ ha visto un aumento della componente immobiliare rispetto al 2002 a seguito dell’aumento del valore di tali asset che ha peraltro dirottato fondi su tale settore. In particolare il 63% della ricchezza totale delle famiglie è costituito da immobili contro il 50% dei dati del 2002, mentre il 34% è formato da asset finanziari e il restante da oggetti di valore, un trend che è probabilmente continuato in questi ultimi due anni.

In particolare rimane stabile la composizione all’interno di tale numero, mentre la parte del leone continua a farla la Lombardia. Il 98% possiede un patrimonio fra i 500mila e i 5 milioni di euro, il 2% con una ricchezza fra i 5 e 50 milioni e lo 0,01% sopra i 50 milioni. In Lombardia rimane concentrato il maggior numero di patrimoni con un 26,1% della ricchezza. Seguono a lunga distanza le altre regioni: il Lazio (9,9%), l’Emilia (8,8%) che perde qualcosa a seguito della diminuzione del Pil insieme a Veneto (8,6%), Toscana (6,7%).

Per Federico Taddei, Presidente Commissione Tecnica Marketing AIPB e direttore marketing e business development di Banca Euromobiliare, l’aumento del patrimonio di tali famiglie, anche in un contesto di crescita limitata del paese “é dovuto alla possibilità per queste di accedere alla ricchezza comunque creata nel Paese”. Per tali soggetti infatti c’é maggiore possibilità di sfruttare i mercati azionari che hanno conosciuto una forte ripresa nel 2005, le speculazioni immobiliari e i mercati esteri in pieno sviluppo economico.

Secondo lo studio poi sta cambiando il profilo dell’investitore private italiano impegnato non più solo a conservare ma ad incrementare il valore della propria ricchezza. Il portafoglio private rimane comunque investito con criteri di prudenza: il 41% è composto infatti da titoli obbligazionari, il 19% da quote di fondi comuni, l’8% da azioni quotate, il 15% da gestioni patrimoniali, il 5% da prodotti assicurativi e il 12% da depositi.

“Questo studio – spiega il segretario generale dell’Aipb Bruno Zanaboni – rappresenta un notevole contributo per capire il reale valore del mercato private italiano, in quanto in esso confluiscono dati inediti, predisposti direttamente dagli operatori del settore con il contributo degli istituti nazionali di statistica e della Banca d’Italia”.