In banca panico da risparmio: “Devo ritirare i soldi?”

3 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia
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MILANO- «Sicuro che il mio investimento è sicuro»? Dopo il pacco dei bond argentini la gente si fida meno, «ma in questi ultimi giorni sta chiamando più spesso. Se il cliente ha 10 minuti liberi viene direttamente allo sportello. Vuol sapere, fa domande. Soprattutto, vorrebbe essere tranquillizzato. Coi tempi che corrono…».

Matteo R., 42 anni e un casco di capelli biondi, dirige una filiale di banca a Settala, paesone laborioso dell’hinterland milanese incastrato tra l’Adda e il Lambro. Fabbrichette e pensionati, commerciali con la valigia e operai che ogni mattina timbrano alla Fantini Cosmi, Indena, Sun Chemical, Stilmas o Settala gas. Settemilacinquecento abitanti e 5 banche a riprova che nel milanese i soldi nonostante tutto girano.

Il paesaggio è quello tipico della provincia lombarda. Tra i duemila clienti della filiale, 100 milioni di euro movimentati tra raccolta e impieghi, ci sono giovani copPie con il mutuo da pagare o che abitano e lavorano in zona e appoggiano lo stipendio e le spese della casa, piccolo retail benestante, artigiani e professionisti che riescono a risparmiare per fare qualche investimento, pensionati con qualche soldo da parte, un buon bacino di aziende, famiglie consumatrici e alcuni clienti con grossi patrimoni che si fidano di un gestore specifico.

«Ma per chi sta in trincea, allo sportello o nei back-office del mondo piccolo bancario, questi sono giorni tremendi», racconta Matteo R. «Telefonate, gente che bussa per sapere che fare dei propri risparmi, artigiani che chiedono un fido. Insieme a chi disinveste perché non riesce a sostenere la rata da 100 euro al mese, c’è chi comincia a farlo per paura del default e allora devi farti un po’ psicologo, un po’ gestore e un po’ consigliere, mediando con le direttive delle sedi centrali che chiedono di tagliare, fare budget e raccolta, piazzare polizze finanziarie o obbligazioni perché più si deprezzano i titoli di stato, più i nostri bilanci che hanno in pancia buoni del Tesoro per svariati miliardi, si riempiono di perdite e crollano in borsa», spiega concitato il direttore. Allargando il contagio all’economia reale, visto che i tassi sul debito pubblico sono anche il termine di riferimento per il costo della raccolta bancaria e in un sistema bancocentrico come quello italiano, dove il 91% del finanziamento alle imprese passa dagli sportelli bancari e il 40% dei mutui servono per comprarsi casa, «questo significa meno soldi a famiglie e imprese».

Attraversando Settala si capisce che è un paese (ancora) opulento. Più villette che condomini e auto di buona cilindrata, segno di una ricchezza privata che in Italia vale 8.600 miliardi di euro, 6-7 volte il Pil. La nostra polizza vita. Eppure la crisi e i corsi di borsa spezzano antiche abitudini. «Gli investimenti a medio-lungo termine vengono centellinati, siamo tutti a corto di liquidità», ammette Matteo R. «Dal quartier generale ci chiedono raccolta e ancora raccolta, ma la verità è che in questi giorni la gente è più propensa a venire in banca per farti domande, se non ritirare i risparmi».

La filiale diretta da Matteo R. è uno sportello storico di Settala, aperto negli anni settanta. Ci lavora una manciata di colleghi, una piccola grande famiglia che fa la pausa pranzo insieme alla trattoria San Giorgio o allo Speedy bar. Poco distante lo stradone ingolfato che unisce Melzo a Melegnano, la tangenziale e la famigerata Paullese degli incidenti e dei furgoncini incolonnati per Milano. Mentre ci parla seduto alla sua scrivania di legno chiaro, il direttore continua a rispondere al telefono. «Era un cliente che mi diceva che alcuni suoi amici stanno togliendo i soldi dalla loro banca – spiega attaccando la cornetta – e mi chiedeva se invece il suo investimento da 5mila euro in una polizza finanziaria è sicuro…». Ieri mattina «è invece arrivata di corsa una signora per raccontarmi che su Facebook ha letto che lo stato può fare un prelievo forzoso sui conti correnti: direttore, sarà mica vero»?

Insomma domande che si accavallano e si storpiano come in un lungo telefono senza fili tipico delle piccole comunità alle prese con il panico da crac di borsa e il rischio default di Grecia e Italia, pompato ad ogni ora in mondovisione. «D’altronde i bancari sono da tempo ai minimi storici», allarga le braccia Matteo R. «Ovvio che scatta la preoccupazione per i propri soldi».

Delle volte, poi, il direttore si mangia le mani. «Sono venuto qui l’anno scorso per riorganizzare la filiale, invece coi tempi che corrono sono costretto ai salti mortali…». L’altro giorno un artigiano «mi ha chiesto 25mila euro per comprarsi un furgone, ma a malincuore gli ho dovuto dire no, siamo a corto di liquidità. Dispiace perchè lo conosco ed è uno a posto, ma le regole sono ferree». Comuni a molte banche. La speculazione «ci costringe a ridurre i castelletti, non scontare le fatture in ritardo, alzare gli spread e chiedere rientri improvvisi». Speriamo solo che il panico delle ultime ore «non diventi corsa irrazionale ai bancomat…», fa gli scongiuri Matteo R., chiudendo l’ennesimo telefonata. Nel microcosmo di Settala e non solo, sarebbe uno tsunami.

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