IMPRESE,
TENETEVI IL TFR

5 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Confindustria vuole boicottare il trasferimento del Tfr all’Inps. Un provvedimento che, gli industriali non gradiscono affatto. Soprattutto le Pmi, definite da Montezemolo, il «vero motore della crescita italiana». Insomma siamo ad un passo dalla rivolta fiscale. Stavolta immaginata non dalla vandea degli autonomi ma al piano attico dell’economia italiana.

In questa presa di posizione c’è tutto il malumore della base dell’associazione che si sente la parte più danneggiata dalla Finanziaria. Secondo la manovra appena varata dal governo, la liquidazione (nel dettaglio, il 50% del Tfr inoptato) dovrebbe confluire in un fondo gestito dall’Inps per finanziare le grandi opere. Opzione che priverebbe le imprese di una forma di finanziamento a condizioni vantaggiose costringendole a rivolgersi alle banche.

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Pressato dalla base (il 98% degli associati a Confindustria sono Pmi, localizzate soprattutto nel Nord Est), Montezemolo ha convocato un vertice straordinario della presidenza in Assolombarda. Il gotha confindustriale ha fatto il punto della situazione. Per prima cosa ha valutato, numeri alla mano, gli effetti congiunti della riduzione del cuneo fiscale e del trasferimento del Tfr all’Inps sul mondo delle imprese. Operazione indispendabile per capire se gli effetti della Finanziaria saranno, per Confindustria, positivi oppure negativi.

La risposta è stata scontata e la strategia si è tincentrata sul Tfr. Costringere, cioè, Prodi a fare completamente dietro front. In questo senso Alberto Bombassei, vice presidente con delega ai rapporti sindacali, ha tirato fuori gli artigli accusando il governo di avere deciso senza avvertire («Questa è l’anticoncertazione»).

A quanto risulta, gli imprenditori vogliono valorizzare ed esportare l’esperienza del Nord-Est, inducendo i lavoratori a scegliere l’azienda come destinatario delle quote del Tfr. Nel Nord-Est avviene già: l’attaccamento dei dipendenti nei confronti delle loro imprese è molto alto tanto che la maggior parte dei lavoratori decide di lasciare la propria liquidazione in gestione al datore di lavoro.

Una situazione da estendere anche al resto d’Italia, trovando un percorso adatto. Il passe-partout per Confindustria potrebbe chiamarsi Cisl. Fonti molto vicine alla presidenza di Viale dell’Astronomia riferiscono che Montezemolo vuole far sponda proprio su quella parte del sindacato che si è detta contraria all’«esproprio», come l’ha definito Emma Marcegaglia, uno dei vicepresidenti di Confindustria. Far fronte comune così nel prossimo confronto (il ministro del Lavoro Damiano, avvertendone il malcontento, ha appena convocato un tavolo con le parti sociali) con il governo.

Le ultime dichiarazioni del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni vanno tutte in questa direzione. «Voglio discutere con i capi di partito e con il governo stesso – ha tuonato stamane il numero uno del sindacato di Via Po – perché la misura sul Tfr è una vera e propria disgrazia in quanto dei soldi dei lavoratori si deve parlare con i lavoratori. Vogliamo vederci chiaro, in particolare sul trasferimento di fatto».

Ora la patata bollente torna nelle mani del governo che, oltre a dover fronteggiare un eventuale bocciatura della Ue, si troverebbe ad avere, Cgil esclusa, una buona fetta del sindacato e l’intera Confindustria schierata in battaglia. Il Nord fortemente irritato che, dopo la vittoria dell’Italia alla Corte di Giustizia sull’Irap, non ha intenzione di fare sconti a un esecutivo che comunque vada sarà costretto a dover mettere nuovamente mano alla Finanziaria. Insomma battaglia dura. L’antipasto sabato a Capri.

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