Imprenditore sulla cupola di San Pietro: “Basta Monti, basta Europa”

3 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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ROMA – È ancora in cima a San Pietro Marcello Di Finizio, l’imprenditore triestino di 47 anni che è riuscito ad arrampicarsi sulla cupola martedì pomeriggio. Di Finizio, che continua a mostrare uno striscione in cui si legge «Basta Monti, basta Europa, basta multinazionali», non si è lasciato convincere a scendere e ha trascorso la notte sul Cupolone, nonostante le temperature comincino a scendere.

LA SECONDA VOLTA – Il protagonista della «scalata» già il 26 marzo si era arrampicato sulla gru Ursus, simbolo di Trieste, a 80 metri di altezza, e ne era sceso quattro giorni dopo con l’assicurazione che avrebbe avuto un colloquio con il ministro degli Affari europei Enzo Moavero Milanesi.

L’incontro, il 30 aprile, non aveva avuto l’esito sperato e l’imprenditore il 30 luglio era tornato a protestare. Stavolta a Roma, arrampicandosi anche in quell’occasione in cima alla basilica di San Pietro, a 135 metri di altezza: nel mirino la direttiva europea Bolkenstein. Martedì, attorno alle 17, Di Finizio ha fatto il bis: si è introdotto nella basilica come un normale turista, è salito fino al livello più alto e si è affacciato alla finestra del Cupolone. Sul posto è intervenuta la gendarmeria vaticana per cercare di convincerlo a desistere dalla pericolosa protesta, ma finora inutilmente.

SULLA GRU A TRIESTE – Di Finizio, appassionato di cinema e musica, è un imprenditore molto noto a Trieste: qualche anno fa aveva creato, sul lungomare Barcola, un locale diventato il più bello della città, «La voce della luna». Terrazza sul mare, ristorante, clienti che al mattino prendevano il sole e la sera cenavano. A un certo punto Di Finizio aveva iniziato a ricevere delle minacce e per questo aveva preso l’abitudine di dormire nel locale. Così una notte di giugno 2008 aveva rischiato la vita quando qualcuno aveva incendiato «La voce della luna». La sua guerra è iniziata allora: l’imprenditore è riuscito a riaprire il ristorante, ma ora teme che, con la direttiva Bolkestein, la zona sia messa all’asta e lui venga tagliato fuori.

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