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Imposte: quando scatta la sovrattassa

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La disposizione dell’articolo 92, comma 2, del Dpr 602/1973, nello stabilire che, in caso di ritardato o omesso versamento delle imposte dirette, la soprattassa del 40 per cento delle somme non versate a carico del contribuente inadempiente veniva ridotta al 3 per cento se il versamento veniva eseguito entro i tre giorni successivi a quello di scadenza, poneva il problema di determinare il momento esatto dal quale si dovevano ritenere decorrenti i tre giorni per la definizione agevolata della soprattassa se il giorno finale per il pagamento nei termini era un giorno festivo o non lavorativo.
La Cassazione Sezione tributaria, con la sentenza n 10012 del 28 aprile del 2006, ha sgombrato il campo da ogni dubbio su tale punto, affermando che il ritardo nel pagamento ai fini della determinazione dell’ammontare esatto della soprattassa va determinato in relazione alla scadenza per il pagamento tempestivo come prorogata in base alle disposizioni di legge.
Nello specifico, la vicenda posta all’attenzione della Corte riguardava il ritardato versamento dell’Irpef e dell’Ilor sui redditi conseguiti nel 1985. Sul presupposto che l’ultimo giorno utile per il pagamento nei termini era il 31 maggio del 1986, la Commissione Tributaria centrale riteneva che il contribuente dovesse pagare la soprattassa del 40 per cento su quanto da lui dovuto, avendo pagato solo il 5 giugno del 1986, cioè cinque giorni dopo la scadenza prevista.
Il soggetto d’imposta al contrario sosteneva di dover pagare una sanzione nella misura solo del 3 per cento in applicazione del secondo comma dell’articolo 92 del Dpr 602/1973, in quanto, avendo effettuato il versamento il giorno 5 giugno 1986, gli si poteva addebitare un ritardo nel pagamento di soli due giorni, e non di cinque, poiché i giorni 31 maggio (sabato), 1 (domenica) e 2 giugno ( festa della Repubblica, a seguito dell’entrata in vigore il 24 maggio 1986 dell’articolo 1 della legge 200/1986) erano giorni non lavorativi, sicché i versamenti andavano effettuati come ultimo giorno utile entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di scadenza e, cioè, entro il 3 giugno 1986.
La Corte ha accolto il ricorso del contribuente, ritenendo che per l’anno 1986 il termine per il versamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi, per le particolari congiunture del calendario, non andava a scadenza come di solito il 31 maggio, bensì il 3 giugno. La Cassazione è pervenuta a tale conclusione sulla base dell’analisi di in quadro normativo che trova il suo fulcro nell’articolo 1 della legge 13/1962 secondo cui “sono prorogati di diritto al primo giorno feriale successivo tutti i termini, anche se di prescrizione o di decadenza, cui sia soggetto qualunque adempimento, pagamento, o operazione, da effettuarsi presso…le Aziende ed istituti di credito di cui al Regio decreto 21 marzo 1936 numero 375… quando scadono in giorno feriale che, secondo l’orario depositato ai sensi del Regio decreto 10 settembre 1923, numero 1955, … sia da considerarsi non lavorativo e comporti chiusura degli sportelli bancari”.
Inoltre la Corte ricorda anche come l’articolo 1187 del codice civile nel richiamare l’articolo 2963, secondo cui “se il termine di prescrizione scade in giorno festivo, è prorogato di diritto al giorno seguente non festivo”, configura proroga in oggetto come norma generale in materia di adempimento di obbligazioni, applicabile, come tale, anche alle obbligazioni tributarie.
Infine la Corte osserva come, ai sensi dell’articolo 2, comma 3, del decreto ministeriale 1 ottobre 1982, nell’ipotesi in cui i termini per il pagamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi scadano in giorno non lavorativo per le aziende di credito, le deleghe per i versamenti d’imposta devono essere conferite entro il primo giorno lavorativo successivo”.
Peraltro va ricordato come l’articolo 92 del Dpr numero 602/1973 è stato abrogato dall’articolo 16, decreto legislativo del 18 dicembre 1997, numero 471, per cui attualmente la disciplina di favore a cui deve fare riferimento il contribuente in caso di omesso o ritardato versamento di imposte dirette è dettata dall’articolo 13 del Dlgs numero 472/1987 in base al quale “la sanzione è ridotta, sempreché la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati abbiano avuto formale conoscenza: a) a un ottavo del minimo nei casi di mancato pagamento del tributo o di un acconto, se esso viene eseguito nel termine di trenta giorni dalla data della sua commissione; b) a un quinto del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore”.