IMMOBILIARE: C’E’ ANCORA DA STRINGERE I DENTI

20 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

Il popolo americano teme che i prezzi delle case perderanno ulteriormente valore l’anno prossimo, nonostante gli sforzi del governo per resuscitare la disastrata industria del mattone. Questo e’ quanto mostra un sondaggio diffuso venerdi’.

I proprietari immobiliari interpellati da Reuters e dall’Universita’ del Michigan prevedono che il valore delle loro case scendera’ del 2.2% l’anno prossimo, il dato peggiore degli ultimi anni.

Il calo previsto a marzo risulta piu’ marcato rispetto alla media delle previsioni del mese precedente, che erano per una contrazione del’1.9%.
Le preoccupazioni che il deprezzamento del valore delle case si intensifichi sottolineano la pesantezza dei colpi inflitti alla fiducia dei consumatori dallo scoppio della bolla immobiliare, dalle ingenti perdite dei mercati azionari e il susseguirsi di tagli di posti di lavoro.

Se il nervosismo dei consumatori, che rappresentano circa due terzi dell’attivita’ economica statunitense, circa il valore delle case dovesse rimanere alto, questo diminuira’ le possibilita’ che la recessione si concluda quest’anno.

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Anche nel caso in cui i prezzi dovessero invecere smettere di scendere, gli americani non credono comunque in un recupero del settore. “Anche se il calo dovesse interremporersi, il crollo dei prezzi delle case e’ stato cosi’ pesante che ci vorranno anni prima che questi timori spariscano completamente”, dice Rihard Curtin, direttore dell’indagine di mercato.

La media delle attese per quanto riguarda la crescita annuale su cinque anni e’ scivolata al +1.9% in marzo, il rialzo piu’ contenuto degli ultimi due anni. Il dato si confronta con il +2.4% previsto il mese scorso.

I prezzi delle case sono diminuiti di oltre il 26% dalla punta massima toccata quasi tre anni fa, secondo l’indice Standard Poor’s/Case-Shiller. Uno dei pochi aspetti positivi del sondaggio mostra che sempre meno proprietari immobiliari vedono un calo del valore delle proprie case a marzo. La percentuale e’ infatti scesa al 56% dal 63% di febbraio.

Ma e’ troppo presto per dire se questo calo puo’ essere considerato un segnale di un’inversione di tendenza per il settore: “questo miglioramento insignificante difficilmente costituira’ un punto di svolta”, sottolinea Curtin.

Fonte: Reuters