Il Wsj su Unicredit: “passo indietro gigante”, hanno vinto le fondazioni

28 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Le interferenze politiche in Unicredit hanno fatto compiere al gruppo bancario “un passo indietro gigante”. A scriverlo oggi il ‘Wall Street Journal’, in un articolo dove si sostiene che di fronte alla strategia di cambiamento che era in atto “una delle maggiori banche europee è stata destabilizzata e il suo management indebolito”.

A prevalere, secondo il quotidiano finanziario, sono state le fondazioni. “L’Italia – si legge – ha un compito difficile nel convincere il mondo che il suo sistema bancario è aperto e moderno. La nomina di Nicastro è stata una vittoria delle fondazioni. La testa della divisione investimenti riferirà direttamente all’Ad Federico Ghizzoni per placare la preoccupazione che Unicredit possa abbandonare il suo modello di banca universale e internazionale, che è vitale per la crescita futura del gruppo.

“Ma-continua – il fatto che Sergio Ermotti, a capo della divisione di investment-banking e uno degli uomini dell’ex Amministratore delegato Alessandro Profumo, sia in uscita è il chiaro segno che le fondazioni hanno prevalso”.

Secondo il Wsj il presidente Dieter Rampl non può essere incolpato per le “carenze del sistema italiano di governance che consente ai singoli azionisti di perseguire nel board i propri interessi. Ma la sua decisione di allearsi con le fondazioni contro Profumo è stato un errore di giudizio che ha indebolito la sua posizione quale difensore degli interessi degli azionisti. Sarebbe giusto che lasciasse il suo posto – attacca il quotidiano finanziario – ma gli azionisti con ciò non dovrebbero nutrire la speranza che il suo successore si riveli un paladino più efficace”.

Intanto, in una stessa intervista rilasciata al Wsj, l’Ad di Unicredit, Federico Ghizzoni ha reso noto che Unicredit vuole espandere il proprio mercato retail e le operazioni di investment-banking in Europa centrale e orientale. A proposito dei soci libici, il neo numero uno di Piazza Cordusio ha spiegato di stare aspettando la documentazione dalla Libia, che dimostrerebbe come la Banca centrale libica e il fondo sovrano siano entità indipendenti l’una dall’altra.

L’Europa centrale e dell’Est,ha poi precisato, sono “una delle priorità del business del gruppo. Noi vogliamo accrescere l’allocazione del capitale in quell’area”, ha detto il manager.

Ghizzoni nega che la banca stia pianificando di disinpegnarsi nell’investment banking aggiungendo, scrive il quotidiano, che si punta anche a crescere in Europa centrale, dell’Est, in Russia e in Turchia. “Noi – spiega – possiamo fare di più in quell’area”.

Anche se, prosegue il ‘Wsj’, Ghizzoni evita di dire quanto l’Istituto intende investire in questa espansione. Infine, Ghizzoni, ribadisce che Unicredit non intende effettuare aumenti di capitale.

E oggi parla anche il presidente di Unicredit. “Sto bene. Per quanto mi ricordo sono eletto dall’Assemblea fino all’aprile del 2012”. Il presidente di Unicredit replica così a chi gli chiede se corrispondano al vero le voci di stampa relative ad una sua possibile uscita dall’Istituto.

Rampl è stato interpellato mentre si recava a Mediobanca, di cui è vicepresidente e dove oggi è in programma l’assemblea. Secondo quanto scrive oggi il ‘Corriere della Sera’, il presidente del gruppo starebbe meditando una sua uscita dalla banca perché deluso dalla partita sulle nomine e in particolare perché avrebbe voluto una seconda direzione generale dedicata al corporate investment banking. Secondo il quotidiano, tra i possibili successori ci sarebbe il capo di Hvb: Theo Weimer.