Il tris d’assi del Cavaliere, vertice a Villa Campari per salvare una maggioranza a pezzi

24 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – La scena si sposta al Nord, sulle rive del lago Maggiore, dove Bossi e Berlusconi domani proveranno a decidere la sorte della legislatura. Si annuncia un colloquio complicato perché i due hanno interessi diversi. Quelli della Lega sono alla luce del sole: in caso di elezioni anticipate, il Carroccio vince perfino se Berlusconi perde poiché Bossi (con Tremonti) resta «ago della bilancia» di qualunque equilibrio. Dunque il Senatùr è ingolosito. E può rinunciare alle urne solo se Silvio gli prospetta in cambio una convenienza migliore.

L’interesse del Cavaliere, viceversa, non è altrettanto netto. Dipende. Se ha la possibilità di combinare qualcosa di qui al 2013, allora preferisce procedere senza elezioni. Se invece non riesce a portare a casa nemmeno uno scudo giudiziario per se stesso, allora meglio farla finita subito. Non ha sondaggi sottomano, quelli di Euromedia gli arriveranno tra un po’ di giorni. Qualche conto se l’è fatto lo stesso. «Il Pdl vale un 36 per cento, la Lega il 15, insieme abbiamo la maggioranza assoluta» ripete agli interlocutori scettici (non sul 15, ma sul 36). Alla Camera la maggioranza sarebbe garantita. Al Senato, invece, tutto dipenderebbe dalla giostra dei premi regionali. Più «tira» il Nord e più Berlusconi rischia di ritrovarsi con un pugno di mosche nel Centro-Sud. Dove nessuna regione è vinta in partenza, nemmeno la Sicilia.

Insomma: prima di sfasciare tutto, meglio tentare altre vie. E qui casca il discorso dell’Udc, con cui Berlusconi sembra intenzionato a riallacciare rapporti seri. Pure stavolta, l’interesse è palese. «Con l’aiuto di Casini sulle riforme che contano», va a briglie sciolte un consigliere del premier, «salveremmo la legislatura, troveremmo i voti sulla Giustizia, metteremmo fuorigioco i finiani». Un tris d’assi. Peccato che Bossi si sia già messo di traverso, dicendo «giammai con gli ex-dc».

Domani a villa Campari, acquistata due anni fa, Berlusconi tenterà il gioco di prestigio. Gli dirà che Casini non è cattivo, anzi un simpaticone, e potrà essere decisivo per tagliare il traguardo storico del federalismo. «Ne sono sicuro al cento per cento» aggiungerà, stando ai soliti cortigiani. Che cosa gli dia tutta questa certezza, è impossibile sapere, di sicuro l’Umberto sarà molto curioso.

«In contraccambio», metterà le carte in tavola Berlusconi, «a Casini noi dovremo concedere qualcosa di tangibile». Per esempio sulla famiglia, chiodo fisso dei centristi. E in particolare sul «quoziente familiare» (più figli, meno tasse) di cui si parla tra le righe, guarda combinazione, nel documento in cinque punti lanciato venerdì dal Cavaliere. Ecco la contropartita da offrire all’Udc. Un’esca irresistibile: nel solco del cattolicesimo sociale, con l’approvazione del Partito popolare europeo e la benedizione dei Sacri palazzi vaticani…

Bonaiuti, speranzoso, pensa che tra Silvio e Umberto finirà a pacche sulle spalle, «troveranno la quadra come sempre». Stavolta, tuttavia, l’ostacolo si chiama Tremonti, contrarissimo al «quoziente». Durante il vertice dal Cavaliere, venerdì scorso, l’ha liquidato come «pazzia» che in questo momento di crisi l’Italia non si può permettere. I serpenti a sonagli del Pdl insinuano che Giulio si oppone perché sta giocando una partita in proprio, l’alleanza con Casini manderebbe in fumo le sue ambizioni, segnatamente quelle di guidare il governo del dopo-Berlusconi. Passando per le elezioni anticipate e un «pareggio» (vittoria alla Camera ma non al Senato, per l’appunto).

Ma sono soltanto sospetti, perché poi c’è la realtà dei numeri. Chi scruta l’orizzonte economico vede potenziali segnali di ottimismo, specie in Germania, bilanciati da altri motivi di preoccupazione (ultimi dati Usa). Il quoziente familiare, insiste Tremonti, costerebbe uno sproposito. Sottinteso che non si può rischiare la fine della Grecia per riportare a casa i centristi. Nello stesso tempo, la pressione sul titolare dell’Economia si fa sempre più forte. E lo sguardo del Cavaliere sempre più sospettoso. Cosicché, stando alle ultime, si va profilando un compromesso: entro qualche settimana Tremonti proporrà al premier alcune primizie fiscali, non si sa bene quali, che però diano il senso di una ripresa in arrivo, di cui tutti saranno partecipi. A cominciare dalle famiglie. Basterà per riportare a casa il «figliol prodigo» Casini?

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