Il trionfo dell’Italia ai mondiali di calcio 2006

10 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

“Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene” urla Fabio Caressa dai microfoni di Sky; “Il cielo è azzurro sopra Berlino” risponde Marco Civoli nella telecronaca Rai, parafrasando il capolavoro cinematografico diretto da Wim Wenders nel 1987.
Fabio Grosso segna l’ultimo rigore della serie contro la Francia e la Nazionale italiana di calcio è campione del mondo; le strade di tutta la penisola si riempiono di gente; comincia la festa.

E pensare che la spedizione azzurra in Germania era partita sotto pessimi auspici: da poche settimane, infatti, era scoppiato lo scandalo di Calciopoli, che trascinerà dietro di sé polemiche e veleni per molti anni a seguire; i calciatori sembrano spaesati; il Commissario Tecnico Marcello Lippi molto nervoso.

Nel girone eliminatorio l’Italia supera il Ghana, pareggia con gli Stati Uniti e batte la Republica Ceca. Il turno è superato in scioltezza, ma la stampa, fortemente critica, continua ad attaccare i calciatori e il tecnico.

Negli ottavi è il turno dell’Australia: partita sofferta, nessuno squillo. Decide un rigore di Francesco Totti al ’95. Niente “cucchiaio” stavolta, ma un tiro forte e preciso, quasi all’incrocio dei pali. L’Italia è ai quarti, ma ciò non basta ancora per scaldare il cuore degli italiani, delusi dall’ennesimo scandalo.

Poi qualcosa cambia, quasi inspiegabilmente: l’Ucraina affrontata nei quarti si scioglie completamente di fronte allo strapotere azzuro: l’Italia vince 3-0 grazie ai gol di Zambrotta e Toni (doppietta). L’atmosfera comincia a scaldarsi; in semifinale, infatti, gli azzurri incontreranno i padroni di casa, gli eterni rivali tedeschi.

La Germania è favorita, ha una squadra forte, giovane, dinamica, piena di talenti; i media tedeschi infiammano la sfida tirando in ballo i soliti stereotipi sugli italiani. La partita è molto equilibrata fino all’ultimo minuto dei tempi supplementari, quando Pirlo ha un’intuizione a dir poco geniale e di tacco serve Fabio Grosso. La posizione sembra impossibile, ma il laterale azzurro ci prova lo stesso e riesce a trovare l’unico pertugio possibile. Gol! Minuto 119: Germania – Italia 0-1. Sullo stadio di Dortmund cala il gelo ai primi di luglio; mentre la fetta azzurra delle gradinate occupata dai tantissimi emigranti italiani esplode di una gioia immensa. E con loro i 60 milioni di connazionali che vivono nel Bel paese. Non finisce qui: in pieno recupero Cannavaro interviene con un anticipo gladiatorio su un avversario e serve Gilardino; l’attaccante protegge benissimo il pallone, attende l’arrivo di Alex Del Piero e gli serve un assist perfetto; lo juventino centra il “sette” con freddezza e precisione chirurgica. Due a zero e finisce qui; con un grande contropiede, il marchio di fabbrica della scuola calcistica italiana.

In finale c’è la Francia; di nuovo la Francia. Con i transalpini la storia recente porta cattivi presagi: sconfitti al “golden goal” agli Europei del 2000, fuori ai quarti – ai rigori – al mondiale del 1998 in casa dei francesi. I tempi regolamentari finiscono 1-1; segnano Zidane su rigore e Materazzi; le due squadre giocano bene, ma è Gigi Buffon ad essere costretto agli interventi più impegnativi. Nei supplementari Zinedine Zidane, il capitano della Francia all’ultima partita della sua carriera, colpisce con una testata al petto Materazzi: espulsione diretta. Poi è la volta della lotteria dei calci di rigore. Stavolta i rigoristi italiani sono perfetti: segnano, nell’ordine, Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero, Grosso. Per i francesi è fatale l’errore di Trezeguet, il castigatore degli azzurri sei anni prima, nella finale dell’Europeo.
Il capitano Fabio Cannavaro alza la Coppa al cielo ventiquattro anni dopo Dino Zoff: l’Italia è campione del mondo per la quarta volta.
Il giro di campo degli azzurri è accompagnato da un coro ispirato dalla melodia di “Seven Nation Army” dei White Stripes; “L’esercito delle Sette Nazioni”, quelle che l’Italia ha dovuto superare per conquistare il tanto agognato trofeo.

Calciopoli viene dimenticato per qualche tempo, poi ritorneranno le polemiche e ci saranno scandali nuovi e finanche peggiori. Ma quella notte di Berlino del 2006 resterà per sempre un ricordo indelebile nella memoria dei tanti appassionati di calcio italiani e nella storia sportiva (e non solo) del nostro Paese.

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