IL TASSO FALSO
DELLA BCE

8 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Jean Philippe Cotis, capo dell’ufficio studi economici dell’Ocse, ha espresso un motivato dissenso sul rialzo dei tassi d’interesse deciso la scorsa settimana dalla Bce. Secondo l’Ocse, sin qui in Europa non si è presentato nessuno dei due fattori, una ripresa economica robusta e una pressione inflazionistica di base, che potevano giustificare una politica di rialzo dei tassi.

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Jean Philippe Cotis ha aggiunto che la Bce non dovrà compiere nuovi rialzi se non ci saranno segnali privi di ambiguità sulla fine della fase di stanca in cui si è trovata finora l’Europa e sulla crescita delle pressioni nell’inflazione di base. Il riferimento di Cotis all’inflazione di base costituisce un attacco particolarmente pesante a Jean Claude Trichet, il presidente della Bce, e ai suoi consiglieri economici, che non distinguono fra un mero rialzo una tantum del livello generale dei prezzi dovuto a fattori esterni, come l’aumento del prezzo del petrolio, e una pressione inflazionistica di carattere interno, come invece usa fare la Federal Reserve americana. Un rincaro una tantum come quello del barile, per quanto elevato e gravoso, non è di per sé una manifestazione d’inflazione. Potrebbe essere, anzi, un fattore di deflazione, per la riduzione di potere di acquisto che genera nei bilanci dei consumatori. Diventa inflazione solo se si trasmette ai prezzi dei beni di base, tramite un rincaro dei loro costi.

In Europa non si è avuto un fenomeno di questo genere, perché l’aumento dei prezzi dell’energia ha frenato l’economia, anziché generare una spirale di aumento di prezzi e salari. Secondo l’Ocse, la dimostrazione di ciò è data dal fatto che l’aumento dei prezzi che era, per il semestre terminato in settembre, del 3 per cento è sceso al 2 in gennaio. E ora la media annuale è del 2,3 per cento. Con il riferimento all’inflazione di base, l’Ocse toglie di mezzo anche le preoccupazioni di Trichet sul pericolo della bolla speculativa immobiliare per la stabilità monetaria.

In sostanza la diagnosi dell’Ocse avvalora quella del Foglio: l’aumento dei tassi era inopportuno e se ce ne saranno altri, prima che la attuale fase d’anemia economica cessi, l’Europa non potrà che soffrirne.

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