IL SUCCESSO ENEL RIECCITA
GLI INVESTITORI

25 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Che il risparmio abbia attraversato un periodo tormentato, è dato innegabile. Nell’arco di cinque anni, ci hanno rimesso la camicia coloro che avevano scommesso sulla New Economy, al pari dei sottoscrittori di obbligazioni che parevano sicurissime: Argentina, Cirio, Parmalat. Si leccano le ferite pure i più prudenti: con gli indici di Piazza Affari dimezzati rispetto ai massimi; Bot-Cct che ormai rendono meno dell’inflazione.

Quel gran banchiere che fu Enrico Cuccia era solito affermare (in privato) che i «risparmiatori hanno le gambe del coniglio e il cervello da elefante». Traduzione: scappano al momento sbagliato, ma sono facili a dimenticare. Infatti il risparmiatore italiano, fra i più tenaci del pianeta, non è cicala (alla maniera americana, dove molti s’indebitano, vivendo al di sopra delle proprie possibilità), bensì formica. Cultura dalle radici contadine: anche nelle stagioni di carestia, si mette qualcosa da parte, nel timore che non esista limite al peggio. Tuttavia, nel risparmio, convergono pure altre pulsioni: garantirsi un minimo di futuro, sostenere l’economia nazionale.

Queste considerazioni divengono attuali, oggetto di riflessione, in un momento in cui i «borsini» delle banche sono improvvisamente tornati ad affollarsi. Una delle nostre più belle aziende, l’Enel, ha infatti offerto in sottoscrizione una grossa fetta del proprio capitale, fin qui controllato dal ministero del Tesoro, cioè lo Stato. Ovviamente, siamo in presenza di una «privatizzazione interessata», avendo il Governo già con Tremonti e adesso con Siniscalco, bisogno di quei sette miliardi di euro che consentiranno di alleggerire il debito pubblico.

L’emissione, per chi non lo sapesse, era già stata «coperta» dalle banche, dai Fondi d’investimento. Quindi, nessun problema in senso stretto. La sfida, un’altra: tastare il polso al risparmio immenso, spesso tradito e tosato.

Avrebbe accolto l’invito o scelto l’astensionismo, il materasso? (Mai come in questo periodo la gente si mantiene liquida, o acquista a prezzi folli case). Le preoccupazioni si ricollegavano al precedente collocamento Enel datato 1999. Da quella volta, il titolo ha perso parecchio, poi è risalito. Sono stati distribuiti dividendi e chi avesse allora scommesso, si ritroverebbe grosso modo alla pari: risultato modesto, ma significativo, se confrontato con altri investimenti.

Dei tre milioni di sottoscrittori Enel di un lustro fa, la metà ha gettato la spugna; ma i reduci sembrano avere ripreso fiducia, e in larga misura hanno mostrato disponibilità all’attuale offerta. Un fenomeno di massa meritevole della massima attenzione, in esso ritrovando una valutazione positiva dell’attuale management dell’Enel, la credibilità degli impegni che il suo amministratore delegato, Paolo Scaroni, ha assunto con le generose fanterie del risparmio. Va detto, a proposito di Scaroni, che si tratta di un personaggio di primissimo ordine e non a caso ora raccoglie il frutto della sua lungimirante strategia.

Quest’Italia in crisi ha urgente bisogno di una «concertazione finanziaria». Non con i più bei nomi alle prese con indebitamenti da capogiro, bensì con coloro che portano i loro sudati soldini all’ammasso. Nessuna retorica: ma se latita il risparmio, i flussi verso le aziende s’inaridiscono. Il gradimento ottenuto dall’Enel, ha dimostrato che gli italiani, nonostante le passate scottature, restano generosi e fiduciosi.

Ai ceti politici, che in un anno non sono riusciti a cavare un ragno dal buco intorno alla legge per la tutela dei più deboli; ai sommi banchieri che dovrebbero decidersi a farla finita col predicar bene e il razzolare in qualche modo; a imprenditori e manager di buona volontà, la risposta. Venerdi’ scorso, in Piazza Affari, un addetto ai lavori diceva: «L’Enel ha riacceso la luce sul risparmio; vediamo di non sprecare l’occasione». Parole sacrosante.

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