IL RITORNO DELL´OPPOSIZIONE

12 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – L´Ulivo ha deciso di tornare a fare l´opposizione a Berlusconi invece che a Prodi. È in brutale sintesi questo il risultato dell´ultimo vertice di tutti i leader del centrosinistra, stranamente costruttivo e per giunta in contemporanea con la buttiglionesca figuraccia del governo in Europa.

Con un´improvvisa ventata di realismo che non ha risparmiato nessuno, da Bertinotti a Di Pietro, si è scelto di serrare le fila intorno a Prodi, chiudere la stanza dei vertici e tornare nelle piazze a parlare dei problemi reali del Paese. La grande manifestazione contro la Finanziaria è prevista per sabato 6 novembre. I più ottimisti sperano di festeggiare con milioni di persone anche la vittoria di Kerry, o meglio la sconfitta di Bush (in America si vota il 2). La data in ogni caso coincide con il ritorno ufficiale dall´incarico europeo di Romano Prodi e segna anche simbolicamente la sua vittoria sulla fronda interna.

Il Professore sarà “bollito” ma intanto ha ottenuto dai grandi elettori più garanzie di quante ne ebbe nel ´96. Le primarie si terranno in febbraio, dopo il congresso dei Ds. I candidati alle Regioni saranno scelti fra chi ha maggiori possibilità di vincere e non lottizzati fra i partiti. Quindi è probabile che in molte regioni si punti alla lista unitaria, che viaggia bene nei sondaggi e favorisce i candidati “indipendenti”.

Più importante ancora, l´Ulivo e soci hanno forse finalmente trovato sulla guerra una posizione comune nella quale i cittadini possano riconoscersi per più di un mese, con la richiesta di ritiro delle truppe italiane dopo una grande conferenza internazionale sull´Iraq.
È la fine dei tormenti e del latinorum che ha occupato per mesi le menti del centrosinistra mentre il governo collezionava disastri? Chissà.

Le reazioni isteriche della destra lasciano ben sperare. È di sicuro la fine della ricerca di un´alternativa a Romano Prodi, il vero nocciolo della questione. Il leader non convince tutti ed era giusto discuterne. Forse anche il centrodestra oggi metterebbe in discussione il suo, se potesse permetterselo. Ma alla fine tutti nell´Ulivo hanno capito che Prodi è l´unico candidato in grado di garantire una vasta alleanza, fallita da Rutelli nel 2001, e una squadra di governo d´alto profilo e fortemente europeista.

È insomma il “candidato unico”. Anche perché l´ipotesi di sostituirlo avrebbe scatenato una guerra di successione con gigantesco e inutile spargimento di sangue fra i possibili delfini. L´altro elemento che ha favorito la riconferma di Prodi è il sostanziale fallimento dell´idea di ricostruire un “grande centro”, l´araba fenice che ogni tanto volteggia nelle stanze del Palazzo e scompagina le alleanze.

Soltanto che la rinascita di un centro politico non s´è mai vista in un sistema bipolare e non si capisce a chi si rivolga, in un´Italia dove la base moderata è comodamente contenuta in pochi circoli del Rotary. Mentre nel centrosinistra appare assai più concreto il rischio che con la chimera del grande centro si finisca per rompere con Rifondazione e il suo 6 per cento reale di voti, dunque avviarsi serenamente a perdere un altro centinaio di seggi come l´ultima volta e senza neppure scampare all´accusa di comunismo «a prescindere».

L´Ulivo ha in definitiva recuperato da oggi il buon senso e la razionalità politica, che è quanto i suoi elettori imploravano da mesi. Si tratta di una buona base per ripartire ma forse occorre anche altro. C´è bisogno che il centrosinistra chiarisca in concreto qual è il suo progetto d´Italia, la ricetta economica contro il declino del Paese, i valori nei quali crede.

Non sarà con i balletti terzisti di questi anni su tutto, dal liberismo al welfare, dalla giustizia al federalismo, sulla guerra e sulla pace, che riusciranno a convincere gli incerti e i delusi. Se il leader è lo stesso di dieci anni fa, la squadra dev´essere più giovane e le idee più moderne. Con un altro paio di passi in avanti, la prospettiva di una larga vittoria elettorale è assai probabile.

Per la prima volta da dieci anni l´Italia appare stanca di Berlusconi e di berlusconate, decisa a voltare pagina. Anche nei momenti peggiori di delirio autolesionistico delle opposizioni, i sondaggi hanno confermato il progressivo, inesorabile calo di consensi della maggioranza del 2001. Poi puntualmente certificato dalle elezioni europee e amministrative.

L´unico freno alla caduta libera di Berlusconi finora l´avevano messo i suoi avversari, con astruse liti e una specie di perverso attaccamento a un´immagine di inaffidabilità e ambiguità. Tornare a fare il proprio mestiere, l´opposizione, non può che fare bene a tutti, perfino al governo.

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