IL RIALZO DEI TASSI GELA I CONSUMI USA

17 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Nonostante i molti sforzi fatti per tenerla su, venerdì scorso la Borsa di New York è crollata su se stessa. E sorte analoga hanno avuto le Borse europee. All´origine di questi scivoloni abbastanza impressionanti ci sono alcune cattive notizie arrivate dal mondo dell´hi-tech (dove le imprese faticano a ottenere risultati incoraggianti per gli investitori), ma soprattutto c´è un dato statistico, relativo ai consumi americani, che forse dirà poco al grande pubblico, ma che invece è cruciale, fondamentale per gli specialisti.

La scorsa settimana, quando il dato sui consumi americani è uscito, e era un brutto dato, i mercati si sono spaventati, molti operatori vi hanno visto l´inizio della recessione e quindi sono scappati dal listino, vendendo quello che avevano in mano.

Ma le cose stanno veramente così? Probabilmente no. Per capirci qualcosa bisogna fare alcune premesse. I dati relativi ai consumatori americani sono molto importanti per due ragioni: intanto perché i consumi, negli Stati Uniti, sono il 70% del Prodotto interno lordo, sono insomma il 70% dell´economia. Inoltre, sono anni che la congiuntura americana (e quindi del mondo) è sostenuta dagli acquisti dei consumatori di quel paese. Ovvio che un rallentamento nel ritmo di acquisti negli Usa generi spavento e panico.

Ma vediamo i dati. A marzo i consumi americani sono saliti appena dello 0,3% contro attese (degli esperti) per una crescita dello 0,8. E già qui c´è una prima delusione. Ma se da questo dato si tolgono le auto (si tratta di un mercato molto volatile), il materiale da costruzione (idem) e i carburanti (dove le variazioni di prezzo possono falsare il dato), se si va insomma al dato “core” dei consumi, si vede che a marzo sono scesi dello 0,1% rispetto a febbraio. Quindi c´è stato uno stop nella lunghissima corsa dei consumatori americani.

Ma non è finita. A questo punto gli economisti hanno preso in mano i dati hanno scoperto quanto segue. Nel terzo trimestre del 2004 i consumi americani erano cresciuti (dato annualizzato) alla velocità del 5,2%. Nel quarto trimestre (sempre del 2004) la crescita era già scesa al 4,2. Nel primo trimestre del 2005 la crescita (sempre annualizzata) è stata solo del 3%. Si vede benissimo, da questa piccola serie di dati, che il consumatore americano sta frenando i suoi acquisti e in maniera abbastanza robusta. Nel primo trimestre del 2005 in pratica i consumi sono cresciuti quasi il 50% in meno rispetto alla velocità con cui aumentavano sei mesi prima.

Sulla base di questi dati, gli economisti (con qualche differenza fra di loro, come è naturale) stimano che l´economia americana nel 2005 presenterà questo profilo. Crescita del 3,2% nel primo trimestre, del 3% nel secondo e poi di poco superiore al 2 nel terzo e nel quarto trimestre.
Nella seconda parte dell´anno, cioè, l´economia americana crescerà a una velocità pari a meno della metà di quella dello scorso anno. Grande frenata. A che cosa è dovuta?

Nessun mistero. Non c´è, secondo me, alcuna recessione in vista. Sta semplicemente accadendo quello che la Federal Reserve voleva. E cioè far rallentare l´economia. Da mesi continua a aumentare il costo del denaro e i consumatori, come si vede dai dati citati, hanno capito la lezione: e stanno riducendo rapidamente la velocità con cui corrono a fare acquisti. E ancora di più lo faranno nei prossimi mesi.

Tutto questo che cosa comporta, visto che i consumatori americani (con il loro spaventoso indebitamento per fare acquisti) sono quelli che hanno tenuto in piedi la congiuntura? Due cose:

1 – Nei prossimi mesi arriveranno molti altri dati che segnaleranno un rallentamento dei consumi. E questo farà pensare a una recessione e quindi renderà nervose le Borse, che sono capaci di grandi scatti isterici. Insomma, Borse agitate, con violenti su e giù. Quindi per chi non ha nervi più che saldi è consigliabile andare a pescare con gli amici invece di trafficare intorno al listino. In realtà non è in arrivo (almeno per ora) alcuna recessione: l´economia americana sta solo passando da una crescita folle del 4,5% a una del 3 (che è quella che le compete e che le consentirà di sistemare un po´ i suoi conti con l´estero).

2 – E´ un fatto, però, che nella seconda parte dell´anno l´Europa (e l´Italia) avranno a che fare con un´economia americana che andrà a una velocità dimezzata rispetto a quella che aveva ancora poche settimane fa. E quindi non potrà certo essere l´economia americana a trascinare quella europea. Anzi, il rallentamento americano avrà effetti depressivi sulla nostra economia.
E quindi, a meno di un miracolo, il secondo semestre, da questa parte dell´Atlantico, non sarà di ripresa, ma piatto o addirittura in calo.

Ma può accadere un miracolo? Dovrebbe crescere la domanda interna: i consumatori europei, cioè, dovrebbero mettersi a comprare con più vigore. Vigore che per ora non si è visto. Quindi il secondo semestre, qui in Europa, potrebbe essere anche peggio del primo.

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