IL REFERENDUM DIVIDE I POLI

24 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 24 apr – Sfilata bipartisan questa mattina in via del Corso a Roma per l’apertura della raccolta firme in favore dei referendum elettorali promossa dal comitato presieduto dal costituzionalista Giovanni Guzzetta: tra i primi firmatari, per Alleanza nazionale il leader Gianfranco Fini, Ignazio La Russa, Altero Matteoli, Adolfo Urso e Gustavo Selva, per Forza Italia Stefania Prestigiacomo e Renato Brunetta, per i Radicali Daniele Capezzone, per la Margherita Willer Bordon e per i Ds Marco Filippeschi. Tra loro anche tre ministri: Arturo Parisi, Giovanna Melandri e Giulio Santagata. Tre firme “pesanti” – a cui si aggiungerà presto quella di Antonio Di Pietro – che rischiano di creare qualche grattacapo all’esecutivo, con Alfonso Pecoraro Scanio che accusa i quesiti referendari (mirati a destinare il premio di maggioranza di Camera e Senato non più alla coalizione ma alla singola lista, favorendo così i “grandi” partiti, e a vietare le candidature multiple) di incostituzionalità e il Guardasigilli Clemente Mastella che minaccia: “Se viene indetto il referendum esco dal governo”. Tra i due fuochi si schierano il portavoce dell’esecutivo Silvio Sircana e il ministro dell’Interno Giuliano Amato che, durante la conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri, precisano: “La voce del governo è il ministro Vannino Chiti, che si sta occupando della riforma”. Come dire: ogni ministro ha le sue personali opinioni ma il governo, ufficialmente, punta al percorso parlamentare. Anche nel centrodestra non mancano le divisioni. Secondo Gianfranco Fini, “senza la raccolta di firme il Parlamento perde soltanto tempo in discussioni infinite su proposte contraddittorie”. Roberto Maroni, capogruppo della Lega Nord alla Camera, commenta: “Solidarizzo con Mastella sul no al referendum ma penso che si arriverà alla consultazione popolare nonostante gli sforzi di Dario Franceschini e Vannino Chiti”.