Il recupero della moneta unica e i nuovi livelli da tenere d’occhio

14 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – In attesa di vedere cosa ci regaleranno gli azzurri questa sera (ore 20.30) vediamo cosa aspettarci dal mercato in questa settimana che si apre. La resistenza dei mercati venerdì è stata impressionante, considerando che le vendite al dettaglio USA sono crollate in Maggio.

Una fiducia dei consumatori migliore del previsto ha attutito il colpo ma la spesa privata è sempre stata una componente fondamentale dell’economia a stelle e strisce, quindi potevamo aspettarci discese peggiori. Eppure il Dow ha chiuso in territorio positivo, con il USD in rafforzamento contro lo Jpy.

Con il meeting della BCE alle spalle, e tempo ancora fino al 23 giugno prima che la Fed scenda in campo, potremmo avvicinarci ad una breve fase di consolidamento. La BCE e l’UE hanno avuto l’opportunità di agire ma non hanno battuto ciglio, durante il meeting della settimana scorsa (complice anche il rimbalzino dell’euro).

Questa settimana i market mover non dovrebbero essere in grado di smuovere il sentimento di mercato più di tanto. L’unico dato degno di nota sono i TICS flows: sarà interessante vedere i dati specie in ottica di valutazione della Cina, che si è trovata tra due fuochi. Da un lato le riserve in euro che si svalutavano, dall’altra gli USA che incitano ancora alla rivalutazione dello Yuan.

In mezzo a questi avvenimenti, la Cina avrà comprato ancora bond USA? Poi vedremo l’Empire State, il Philadelphia Fed e qualche dato sull’inflazione: dati USA peggiori del previsto possono ancora minare la credibilità della politica di Bernanke (che appare sempre più stremato quando deve esporre le proprie motivazioni davanti agli esponenti politici).

Passando all’Eurozona, qualche buona novella l’abbiamo (e non si tratta del 4-0 Germania-Australia di ieri sera): la Bundesbank ha deciso di innalzare le previsioni per la crescita tedesca, citando una ripresa nell’inerzia tedesca. Scontato dire che i benefici sono giunti dall’euro debole che ha facilitato le esportazioni.

Inoltre questo weekend il nostro Lorenzo Bini-Smaghi (membro dell’esecutivo della BCE) ha cercato di respingere qualsiasi speculazione circa la fine dell’euro: i costi di un’uscita dalla moneta unica sarebbero ben più alti rispetto alla disciplina fiscale necessaria per rimanerci. Quindi il mercato deciderà cosa fare di Usd e Eur questa settimana ma rimane un protagonista possibile: la Sterlina.

La sterlina è crollata contro il greenback sulla base di dati manifatturieri peggiori del previsto. La produzione industriale è sceso dello 0,4% in Aprile (grande sorpresa) e l’indebolimento della sterlina ancora non produce effetti degni di nota. Dobbiamo stare in guardia: l’occhio del mercato è rimasto puntato sull’euro nelle scorse settimane, tralasciando gli altri paesi in difficoltà, tra cui l’Inghilterra. Certo, il nuovo primo ministro, David Cameron (primo ministro più giovane da circa 200 anni secondo l’Economist) vuole imboccare la via del cambiamento.

La settimana comincia con l’eurodollaro che ha raggiunto i target indicati sul finire di settimana scorsa. Dopo aver infatti oltrepassato l’area di resistenza di breve periodo, situata tra 1.2080 e 1.2110, la quotazione ha raggiunto quota 1.2200 che ora è diventato il nuovo punto da tenere sott’occhio.

Soltanto una rottura decisa di questo livello porterebbe il cambio verso quota 1.2350, mentre, a livello di supporti dobbiamo, a nostro parere, stare attenti all’area che è stata rotta venerdì ed osservare come si comporteranno i prezzi: un rallentamento in quella zona potrebbe infatti essere sintomo di accumulo di posizioni long di trader pronti a provare a spingere a rialzo la quotazione fino ai livelli indicati.

Per quanto riguarda il UsdJpy abbiamo visto come il punto di resistenza posto a 92.00 abbia resistito e sembra voler continuare a farlo. Ci muoviamo all’interno di una figura da ormai una settimana e dobbiamo tenere sotto osservazione anche 90.80 come punto di supporto. Fino a che non ci scosteremo da questi livelli le opportunità di fare trading sulle inversioni nel range rimangono ghiotte.

L’EurJpy si trova nei pressi di 112 nel momento in cui scriviamo e tale livello assomiglia all’1.2200 indicato per l’EurUsd. La quotazione in esame ha infatti seguito il movimento del cambio principe e per fare trading su di esso non ci farebbe male dare uno sguardo ai suoi due componenti. Tecnicamente, qualora dovesse resistere il 112.00, lo spazio per una correzione aprirebbe la strada verso 110.60.

Per quanto riguarda l’EurChf, dopo il superamento della resistenza di breve a 1.3900 abbiamo visto come la quotazione si sia fermata in area 1.3960, senza per il momento aver raggiunto 1.4000. Dobbiamo prestare attenzione all’area compresa tra 1.3900 e 1.3925 per vedere se il movimento di ripresa cominciato dopo il minimo assoluto toccato a 1.37327 può essere sostenibile o meno.

Un dato di fatto è che i flussi sull’EurChf risultano essere ancora rarefatti, e, un po’ come su tutto il mercato adesso si sta vivendo di riflesso dei movimenti dell’EurUsd.

Per quanto riguarda il UsdChf vediamo possibilità di ripresa fino a 1.1500 mentre l’area di supporto risulta essere senza dubbio 1.1400. Concludiamo con il cable in ripresa dopo la forte discesa di venerdì che ha portato la quotazione da 1.4750 a 1.4500. Attenzione a 1.4680, punto da rompere per riguadagnare tutti i punti persi.

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