IL PREMIER S’ASPETTA UN AIUTO DA CONSORTE

11 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – «Non sono socio di Gnutti e Consorte», dice Silvio Berlusconi. E lo dice con energia, a maggior ragione perché dallo sviluppo delle inchieste bancarie, a Palazzo Chigi si attendono ben altro che di finire sul banco degli imputati mediatici. Nella sede del governo sono convinti che alle elezioni la tempesta giudiziaria «rischia di spazzare via i Ds, altro che Berlusconi. I fattori che frenano la caduta sono due: i magistrati vicini alla Quercia e il poco tempo che manca alle politiche». Anche se nessuno ne parla apertamente, dalle parti del premier considerano infatti «incoerente» con la storia della procura della Repubblica di Milano il fatto che Giovanni Consorte non sia stato ancora arrestato. I fedelissimi di Berlusconi ritengono che «ancora una volta i magistrati stanno tentando di salvare i comunisti».

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Da qui la campagna mediatica del premier, tesa a stringere velocemente all’angolo Consorte, e con lui i Ds e i magistrati. Campagna fatta anche dagli scottanti articoli del Giornale. Ieri, ad esempio, il quotidiano del fratello del Cavaliere ha scritto che la procura di Milano avrebbe individuato due conti cifrati nei quali sarebbe contenuto il presunto tesoro di Consorte. E fonti interne al Giornale anticipano che nei prossimi giorni si aggiungeranno nuove rivelazioni sull’ex presidente di Unipol.

Poi c’è il dato politico-propagandistico. Nell’ultima settimana, i maggiori esponenti di Forza Italia si sono fatti da garantisti a giustizialisti: hanno persino invitato i magistrati ad «andare fino in fondo», mutuando un linguaggio che durante tangentopoli era proprio della sinistra. Una escalation rimarcata ieri dalle parole di Berlusconi sulle scalate bancarie: per il il presidente del Consiglio, i leader ds «hanno mentito. Non c’è stato soltanto un tifo da stadio. Sono scesi direttamente e personalmente in campo per far sì che questa operazione potesse riuscire».

Perché questa ventata giustizialista, allora? La campagna elettorale conta fino a un certo punto. Berlusconi ha considerato che la vicenda Unipol può convincere soltanto poca parte dei delusi del centrodestra a recarsi alle urne. E sicuramente non è attaccando la Quercia che il premier convincerà i delusi del centrosinistra a starsene a casa il 9 aprile. Anzi, il Cavaliere rischia l’effetto-boomerang, al punto che diversi suoi collaboratori gli hanno consigliato di starsene buono e zitto sul punto. Invece Berlusconi avrebbe deciso di esporsi proprio perché la sua valutazione più importante sarebbe di natura giudiziaria.

«Consorte non è Primo Greganti. E i Ds non sono il Pci», dicono da Palazzo Chigi. E come Fiorani sta vuotando il sacco senza che i suoi legali abbiano chiesto la scarcerazione (forse perché l’ex patron di Bpi ha ottenuto rassicurazioni?), così potrebbe farlo Consorte qualora fosse raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare. Ecco spiegata, dunque, la ventata giustizialista di Forza Italia e di parte del centrodestra. Che poi la suddetta ventata possa colpire anche esponenti della Casa delle libertà, è per Palazzo Chigi «questione marginale. Quelli di noi che stanno dentro la faccenda-Fiorani sono pesci piccoli, anzi piccolissimi, che non esitiamo a sacrificare. Se invece si aprisse il vaso di pandora dei Ds, allora sì che ne vedremmo delle belle…».

Nel vaso vanno messe anche le voci di nuove iniziative dei magistrati nei confronti dell’immobiliarista romano Stefano Ricucci. Anche qui, secondo i fedelissimi berlusconiani, quelli che hanno più da temere sono i diessini.

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