Il premier esorcizza il governo tecnico spingendo Draghi alla BCE

13 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Al bilaterale con la Merkel il premier sfida l’asse privilegiato Berlino-Parigi. Il debito portoghese intanto supera il primo test Così il Cay, prepara (a modo suo) il terreno per Draghi in Bce Roma. Il Cav ha ancora una volta messo da parte le pruderie protocollari e le prudenze opportunistiche dei summit bilaterali. E a Berlino, di fronte ad Angela Merkel, ha investito Mario Draghi per la nomina a presidente della Bce: “E’ ovvio che saremmo onorati se la scelta dell’Europa cadesse sul nostro governatore della Banca d’Italia”.

D’accordo, lo ha fatto rispondendo a un giornalista tedesco e stando attento a dire il minimo possibile. Ma poteva anche svicolare, imitando proprio la Merkel che a dicembre aveva affermato che l’argomento non era all’ordine del giorno e non si poteva ancora parlare di ipotesi di successione a Jean-Claude Trichet. In realtà la corsa è già aperta, e Silvio Berlusconi, oltre a stimare Draghi (del quale ha sempre rivendicato la nomina a Bankitalia, e il cui ottimismo economico ha da poco elogiato sul Corriere della Sera) avrebbe una gran voglia di conquistare al proprio governo la prestigiosa poltrona dell’Eurotower.

Non risulta che della questione si sia direttamente parlato nell’affollato bilaterale – cinque ministri da parte italiana: Giulio Tremonti, Franco Frattini, Altero Matteoli, Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani; più Emma Marcegaglia, manager e imprenditori – tra Germania e Italia. Ma con Trichet in scadenza a ottobre, e la designazione del successore che richiede l’unanimità dei capi di governo della zona euro, le previsioni indicano che si dovrà giungere a un accordo all’inizio dell’estate e le manovre politiche prendono anche ufficialmente il via.

Quelle tra esperti sono in corso da tempo, con Axel Weber non più superfavorito, pur tuttora in notevole vantaggio. Secondo un sondaggio della Reuters del 6 gennaio, 26 economisti su 42 consideravano il presidente della Bundesbank in testa, dieci Draghi e sei altre personalità senza però il rango di banchieri centrali. A settembre Weber era stato indicato da 40 su 45. Da ieri, dunque, Draghi è candidabile dal governo italiano e nell’area di Palazzo Chigi giudicano improbabile che ciò accada senza il consenso dell’interessato.

E’ però anche vero, fanno notare altri, che il Cav. la sua mossa, non rituale, l’ha fatta; ora dovranno essere i ministri a trattare: Tremonti, ovvio, ma anche Frattini. L’altro convitato di pietra del summit era l’asse franco-tedesco, che dà fastidio a molti, Italia compresa: quando a dicembre la Merkel si incontrò riservatamente con Nicolas Sarkozy a Deauville, fu proprio Franco Frattini a protestare. L’asse è stato tuttavia confermato dall’incontro di venerdì scorso a Strasburgo tra i ministri finanziari Christine Lagarde e Wolfgang Schàuble.

E’ trapelato che a Strasburgo si è discusso soprattutto di come convincere il Portogallo ad accettare l’aiuto Ue – ma poi ieri Lisbona ha superato con successo il cruciale test della prima asta sul debito del 2011 – e della questione dei fondi anti default. In un intervento sul Financial Times il commissario di Bruxelles per gli Affari economici 0lli Rehn ha scritto che bisogna ampliare la dotazione del fondo, linea condivisa dall’Italia. La Merkel non si è sbilanciata: “Sosteniamo l’euro e faremo tutto ciò che bisogna fare per sostenere l’euro, il resto si vedrà”.

Lo ha però fatto il suo portavoce: “Non è ancora il momento di discutere un futuro allargamento del fondo”. Merkel ha preferito parlare di solidarietà nella stabilità: come a dire che gli aiuti non devono indebolire la moneta comune né creare inflazione in stile Fed. Un concetto particolarmente popolare in Germania. In questa situazione è stato impossibile ripescare altri possibili contenziosi, a cominciare dagli eurobond cari a Tremonti o alla presidenza ungherese dell’Ue, ma invisi a Berlino.

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