Il premier chiederà fiducia oggi, discorso in mattinata

13 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

(in aggiornamento)

Roma – Silvio Berlusconi e’ fermamente convinto di poter dare al capo dello Stato “una risposta credibile” per far capire che “la maggioranza e’ in grado di operare”. Che ci sono i numeri per andare avanti e governare.

E’ la risposta a Giorgio Napolitano che aveva preso carta e penna e in due note, una la mattina e un’altra al termine dell’incontro con Gianfranco Fini, aveva chiesto al premier di garantire se gli attuali gruppi parlamentari che sostengono il governo siano in grado di ”adempiere” ad impegni ”imprescindibili come l’insieme delle decisioni di bilancio”.

Un chiaro riferimento, quello del Capo dello Stato, alla bocciatura dell’articolo 1 della legge sul Rendiconto generale dello Stato, provvedimento che oggi la Giunta per il Regolamento della Camera ha definitivamente stoppato. Un ”incidente”, a detta del Cavaliere, che oggi, prima di chiedere la fiducia alla Camera, cerchera’ di chiudere facendo approvare dal cdm un nuovo disegno di legge. Una forzatura, prima del passaggio parlamentare, che forse non sara’ gradita al Capo dello Stato e che sicuramente Pd-Udc e Idv contesteranno duramente.

Tra l’altro, Berlusconi parlera’ a Montecitorio solo alla sua maggioranza vista la decisione delle opposizioni di presentarsi in Aula solo per votare. Al presidente del Consiglio pero’ il Quirinale non chiede un semplice voto di fiducia, ma l’indicazione chiara ”della corretta soluzione che possa condurre il Parlamento all’approvazione del rendiconto e dell’assestamento” di bilancio. In piu’ Giorgio Napolitano non fa mistero della sua ”preoccupazione” per ”l’innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione, con le conseguenti incertezze nell’adozione di decisioni”.

Chiuso a palazzo Grazioli, Berlusconi ha trascorso l’intera giornata in riunioni ed incontri. Oltre allo stato maggiore del Pdl, il leader della Lega Nord Umberto Bossi, diversi ministri tra cui Giulio Tremonti. Con il ministro dell’Economia il capo del governo avrebbe discusso del decreto sviluppo (il premier ne parlera’ domani nel suo intervento). A colloquio, per oltre due ore, con il capo del governo, c’e’ stato anche Claudio Scajola.

L’ex ministro dello Sviluppo Economico, punto di riferimento dei frondisti della maggioranza, avrebbe ribadito al Cavaliere l’intenzione di votare la fiducia chiedendo pero’ allo stesso tempo un gesto di discontunuita’. Attesa dunque per quello che il Cavaliere dira’ in Aula, anche se il discorso sara’ ascoltato solo dalla maggioranza vista la decisione delle opposizioni di disertare l’emiciclo della Camera fino al momento del voto. Un gesto per denunciare la gravita’ della linea scelta dal capo del governo dopo la bocciatura di di ieri: ”Per noi l’unica soluzione sono le dimissioni di Berlusconi”, incalza Pier Luigi Bersani a cui fa eco Pier Ferdinando Casini che invita il Cavaliere a fare un passo indietro: ”’Quando a Goria e ad Andreotti capito’ la stessa fattispecie andarono al Quirinale a presentare le dimissioni. Ma Berlusconi – attacca – non guarda in faccia la realta’ e fa sprofondare il paese nel discredito”.

Una presa di posizione stigmatizzata dal Pdl, ma che la Lega con Umberto Bossi decide di snobbare : ”L’importante e’ che non vengono nemmeno a votare, cosi’ abbiamo risolto il problema”, dice il Senatur. Diverso e’ invece il tono usato dalla maggioranza contro il presidente della Camera Gianfranco Fini che oggi e’ salito al Quirinale, su richiesta delle opposizioni, per informare il capo dello Stato sulle ragioni secondo cui non sarebbe possibile procedere alle comunicazioni del presidente del Consiglio dopo la bocciatura dell’articolo 1 del rendiconto 2010. Accusato di aver ”smarrito la correttezza istituzionale”, viene attaccato pesantemente dal Pdl e invitato dalla Lega a dimettersi.

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Roma – Appello del presidente della Repubblica Napolitano alla coesione di governo: “La questione che si pone e’ se la maggioranza ricompostasi il giugno scorso sia in grado di operare con la coesione necessaria”. E ancora: “Non basta un normale voto di fiducia, bisogna prendere in considerazione che la bocciatura di ieri ha riflessi istituzionali”.

Napolitano, che qualche mese fa chiese al governo di tornare in Parlamento a chiedere la fiducia proprio dopo la formazione del gruppo dei Responsabili di Scilipoti, ha strigliato il premier e il parlamento: “diano una risposta”. “Finora ho sempre imparzialmente preso atto delle parole del governo circa la solidita’ della maggioranza, ma la mancata votazione di ieri e l’innegabile manifestarsi delle tensioni in seno al govenro, suscitano interrogativi e preoccupazioni cui gli interessi istituzionali non possono sfuggire”.

La parte cruciale del comunicato del presidente della Republica e’ la rilevazione di un “innegabile manifestarsi di acute tensione nel governo e la maggioranza”, che smentisce di fatto le dichiarazioni dell’esecutivo che da ieri parlano di “incidente diplomatico”.

Finora a Napolitano e’ bastata la parola del presdiente del Consiglio, ma ora non si fida piu’. Vuole una dimostrazione di coesione. “Anche in vista di impegni europei, serve una risposta credibile”. Il fatto e’ gravissimo: la bocciatura dell’articolo uno del rendiconto del bilancio dello stato.

Anche per questo Silvio Berlusconi andrà in Aula, forse giovedì o addirittura oggi, per chiedere che il Parlamento rinnovi la fiducia al governo su una “comunicazione politica” in cui, in buona sostanza, sosterrà che mandare all’aria l’Esecutivo nel bel mezzo di una crisi economica mondiale è da veri “irresponsabili”.

E’ questa la soluzione escogitata nel corso del vertice di maggioranza, convocato in tutta fretta dal presidente del Consiglio a palazzo Grazioli, per risolvere la grave battuta d’arresto sul rendiconto generale dello Stato. Un modo per dare immediata risposta ai dubbi di quanti, dalle opposizioni fino al Quirinale, dubitano che il Cavaliere disponga ancora di una maggioranza parlamentare.

“A fronte di interpretazioni del tutto erronee e forzate delle opposizioni sulle implicazioni del voto negativo all’art. 1 della legge sul rendiconto, il governo e la maggioranza reputano necessario richiedere la fiducia al Parlamento. Ciò avverrà sulla base delle comunicazioni politiche che il presidente del consiglio intende rendere in Aula”, ha spiegato Paolo Bonaiuti al termine del vertice.

“Indipendentemente da queste comunicazioni prosegue – ha aggiunto il portavoce del premier -, sul merito del provvedimento relativo al rendiconto generale dell’amministrazione dello stato, si è convinti che il voto negativo all’art. 1 non sia ostativo all’approvazione di tutti gli altri articoli del provvedimento stesso”. Parole che non chiariscono del tutto come, tecnicamente, l’Esecutivo intenda procedere sul fronte del provvedimento, anche se sembrano indicare che la strada scelta sia quella modificare l’articolo bocciato dall’Aula e votare gli altri mancanti.

Una soluzione che tuttavia potrebbe scontrarsi con i regolamenti, per questo si ipotizza anche la presentazione di un nuovo testo, varato dal Consiglio dei ministri, che ricalchi quello di oggi. Il dato politico, tuttavia, è evidente e poggia sulla volontà di Berlusconi di sfidare le opposizioni – ma anche i tanti malpancisti della maggioranza – con un voto in Aula dal quale però dipenderà la sopravvivenza del governo. Una strada che tuttavia appare anche obbligata visto che a palazzo Grazioli più di qualcuno ha sottolineato come si debba dare una risposta anche al Colle, visto che il Quirinale difficilmente potrà far finta di nulla davanti a quanto avvenuto a Montecitorio.Facile prevedere quello che Berlusconi dirà alla Camera: “Andare alle elezioni nel bel mezzo di questa crisi economica mondiale – ha sottolineato davanti ai vertici del Pdl e della Lega – è da veri irresponsabili”.

L’Italia, ha aggiunto, ha bisogno di un governo che vari il decreto per lo sviluppo e faccia le riforme necessarie. Questo il succo, almeno nella sua prima formulazione abbozzata ieri sera a via del Plebiscito, del suo intervento. Un piano che rischia però di scontrarsi con Gianfranco Fini, visto che in molti temono un atteggiamento “ostruzionistico” del presidente della Camera.

A cominciare dai tempi della “comunicazione politica”: per Silvano Moffa, infatti, Berlusconi potrebbe andare in Aula già oggi o al più tardi giovedì. Ma Fabrizio Cicchitto ricorda che i tempi dovranno essere stabiliti proprio con Fini. Sul fronte politico, invece, il Cavaliere è sicuro che una nuova fiducia risolverebbe parte dei suoi problemi: di fronte ad un nuovo voto, ha argomentato il premier, nessuno, né le opposizioni, né il Quirinale, potranno dire che non ho i numeri per governare.

DOPO VOTO CAMERA OPPOSIZIONI COMPATTE, PREMIER VADA VIA
di Cristina Ferrulli

Le tensioni nella maggioranza hanno fatto la parte del leone ma questa volta il tranello del Pd, che ha lasciato fuori un drappello di deputati fino ad un secondo prima del voto, è riuscito. E la conclusione dei leader dell’opposizione Bersani, Casini e Fini è univoca: “La bocciatura del rendiconto è un fatto senza precedenti, ora Berlusconi non può che salire al Quirinale a dimettersi”, chiedono pronti a dare domani battaglia nella giunta del regolamento per dimostrare, codici di diritto alla mano, che il voto di oggi equivale ad una sfiducia al governo.

Da giorni nel centrosinistra c’era la sensazione che sulla nota di variazione del Def il governo poteva andare sotto, ostaggio dei maldipancia incrociati. Per questo, quando sul primo voto in Aula la maggioranza ce l’ha fatta per due voti, il Pd ha fatto uscire alcuni deputati ingannando visivamente il governo sui numeri. E la vittoria parlamentare ha un valore doppio perché è avvenuto su un provvedimento fondamentale che, sostiene il Pd, non è emendabile e fa decadere l’intero impianto della legge.

“Oggi è certificato che la maggioranza non c’é più. Ora mi aspetto che Berlusconi vada al Quirinale e si dimetta”, attacca uscendo dall’aula Pier Luigi Bersani. Richiesta che Dario Franceschini ribadisce nella riunione dei capigruppo, durante la quale il presidente della Camera Gianfranco Fini evidenzia come si tratti di “un fatto senza precedenti” convocando la giunta per il Regolamento per decidere se, dopo la bocciatura dell’articolo 1, sia possibile andare avanti.

Domanda, questa, a cui lo stesso Fini sembra aver risposto direttamente in Aula, appena letto il risultato della votazione, dicendo che la bocciatura “ha evidenti implicazioni di carattere politico”. La gravità del voto di ieri su un provvedimento essenziale per l’assestamento di bilancio dello Stato dà fiato all’opposizione per sostenere che il vulnus non è sanabile con un voto di fiducia richiamando, pur senza tirare la giacca, l’attenzione del Quirinale.

“L’enciclopedia del diritto – cita Franceschini – e anche il costituzionalista Pitruzzella sostengono che il voto contrario sul rendiconto assume il significato di una sfiducia al governo”. Su questo l’opposizione darà battaglia in giunta per incalzare il governo a salire al Colle per dimettersi.

“Molti pensano – sostiene il leader Udc Pier Ferdinando Casini – che sia un’ossessione dell’opposizione chiedere le dimissioni di Berlusconi ma questo governo è paralizzato: non riesce a nominare il governatore della Banca d’Italia, non fa il decreto-sviluppo e oggi non ha avuto i voti in aula su un provvedimento importante in materia economico-finanziaria”.

Il premier, rincara Bersani, ha perso “il polso dei suoi”. “Berlusconi raramente è presente alla Camera, di solito è presente quando i numeri gli danno ragione, ma evidentemente fa fatica a contare le sue pecorelle. Oggi hanno preso una bella scoppola mentre noi siamo stati bravi”, si compiace il leader Pd che plaude alla squadra democratica anche per allentare la morsa delle tensioni interne.

Le scuse del piu’ famoso dei peones del governo, Scilipoti, e degli altri assenti “ingiustificati” del gruppo parlamentare dei Responsabili: