Il Portogallo e l’oro che non può essere usato per sanare i conti

16 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Il Portogallo, tra le nazioni che hanno a disposizione il numero maggiore di riserve di oro in Europa, assiste a un fenomeno sempre più diffuso tra le famiglie: qui l’oro non si compra più, ma si vende per sopravvivere alla crisi. E’ quanto rivela un’analisi di Bloomberg, che trae le sue conclusioni intervistando diversi portoghesi.

Paulo Oliveira e sua moglie sono stati costretti, per esempio, a vendere addirittura le proprie fedi, per riuscire a pagare l’affitto. Ora non hanno più gioielli da vendere. “Non abbiamo più oro che possa salvarci dall’essere buttati fuori casa – ha detto Paulo, residente a Lisbona – Tutti quelli che conosco stanno facendo fatica ad andare avanti, e i negozi di oro sono vuoti perchè nessuno ha più oro da vendere”.

“Gli affari, un tempo brillanti, sono diventati terribili negli ultimi mesi – ha ammesso Luis Almeida, la cui famiglia è proprietaria di un negozio di oro da più di 40 anni – La triste verità è che la maggior parte dei miei clienti ha già venduto tutti gli anelli d’oro”.

Ma la verità ancora più triste è che la banca centrale del paese detiene, in proporzione all’economia, più oro di qualsiasi altro paese dell’Eurozona; il metallo prezioso è stato accumulato soprattutto durante la dittatura, durata 36 anni, di Antonio de Oliveira Salazar. La legge impedisce però che queste riserve d’oro vengano usate per sostenere i conti pubblici.

Intanto, secondo i dati del World Gold Council, l’offerta di oro riciclato – che deriva in parte dai gioielli fusi – è scesa del 7,7% a 363,7 tonnellate nel corso del secondo trimestre, rispetto ai primi tre mesi dell’anno. La domanda globale è calata anch’essa, facendo -7,1% a 990 tonnellate.

Le quotazioni dell’oro erano balzate +10% sul mercato londinese nel 2011, toccando il massimo assoluto di 1.921,15 l’oncia lo scorso 6 settembre. Da allora, i prezzi sono scesi -17%. Ma qualche analista è bullish, e prevede che le quotazioni sono orientate a testare quota $2.000 l’oncia.

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